lunedì 23 ottobre 2023

 Fattoria il Colombaio, tra passato, presente e futuro

Sotto l’attento sguardo delle bellissime Mura del comune di Monteriggioni (SI) e la Via Francigena, si trova l’azienda “Fattoria Agriturismo il Colombaio”, nel cuore della campagna del Chianti, immersi in una zona dove arte, cultura, buon cibo e soprattutto paesaggi mozzafiato, fanno da cornice a questa importante realtà.

Fin dal 1897 la Fattoria il Colombaio è un simbolo della realtà locale, avendo contribuito attivamente allo sviluppo di questo territorio, come testimoniato dai preziosi documenti ritrovati durante la ristrutturazione dell’attuale cantina.

Questa è una zona a fortissima vocazione vitivinicola, dove il Monte Maggio, antico vulcano spento, protegge queste terre con un vero e proprio abbraccio paterno, sotto il quale, la vite, ha trovato il suo ambiente naturale. Grazie alla presenza del monte, questo lembo di Chianti ha un microclima del tutto particolare. La sua protezione permette alla vite di arrivare alla giusta maturazione difendendola da pericolosi agenti atmosferici, che purtroppo, ogni tanto, colpiscono la zona.  

Marco Manganelli, proprietario dell’azienda, è il classico vignaiolo che si è fatto da solo e che da sempre ha seguito il proprio istinto, essendo nato e cresciuto in queste terre che conosce palmo per palmo, solco per solco. Tanta fatica, tanto lavoro, tanta sperimentazione, hanno portato i suoi vini a riscuotere importanti riconoscimenti nazionali e internazionali, che però non hanno scalfito il carattere schietto e diretto di Marco, sempre pronto a nuove sfide, con la consapevolezza che solo la natura può garantire ogni anno vendemmie degne di essere imbottigliate.

Le proprietà del “Colombaio” si estendono per circa 70 ettari, 15 dei quali destinati a vigneto, suddividendo il proprio territorio tra Chianti e Chianti Classico. Da questi terreni, composti principalmente di argilla (quello del Chianti) e calcare (quello del Chianti Classico che danno origine all’omonimo vino e alla Gran Selezione), nascono i vini della Fattoria. Il vitigno principale è naturalmente il Sangiovese, ma trovano spazio anche il Canaiolo (un progetto attualmente allo studio è la vinificazione in purezza con passaggio in legno), il Cabernet Sauvignon e il Franc, il Petit Verdot, il Trebbiano e la Malvasia. Questi due ultimi vitigni vengono usati anche per la produzione di uno squisito Vin Santo del Chianti.

Marco ci accompagna durante la visita in cantina; un tragitto fatto di emozioni, aneddoti e tanto amore per questo lavoro. Lo si evince dalle sue parole, da come parla delle vigne che circondano la cantina e la casa padronale trasformata in un caldo e accogliente agriturismo. La visita non poteva che terminare con la degustazione dei vini prodotti dall’azienda. Il padrone di casa non si è proprio risparmiato; con sottostante la Via Francigena e l’austero Monte Maggio che rifletteva la sua ombra sui campi lavorati, abbiamo iniziato il nostro viaggio.

Le Primule IGT Toscana bianco 2022 13% (70% Trebbiano, 30%Malvasia). Prodotto da vecchi vitigni autoctoni da vigneti che hanno più di 40 anni, questo vino rappresenta il passato e il futuro dell’azienda. La chiave moderna con cui è stato concepito, racchiude tutta la filosofia aziendale. Dal colore giallo paglierino intenso, regala sentori di frutta fresca e fiori bianchi. Al palato si presenta fresco, acido con buona sapidità. Buona la struttura generale. Dal finale lungo e persistente. In retro olfattiva conferma la sua spiccata mineralità lasciando un gradevole sapore di frutta a polpa gialla. Vorrei dire che siamo davanti al classico vino da bordo piscina, ma non le è! Abbinatelo con antipasti e/o primi piatti di pesce, riuscirete a esaltarne le caratteristiche. Servitelo ad una temperatura di 8°C

San Cirino Chianti Colli Senesi DOCG 2021 14% (85% Sangiovese, 15% Canaiolo). Difficile rimanere oggettivi con il vino che ha fatto la storia del “Colombaio”. Un vero e proprio timbro di fabbrica, dove il Sangiovese si esprime in tutte le sue sfaccettature, predominando nei profumi, nel sapore e nella complessità che si addicono a questo vitigno. Dal colore rosso rubino intenso, profumi fini ed eleganti accarezzano il naso. Amarena, ribes, fragola, violetta, compongono un bouquet olfattivo davvero intrigante. Il passaggio in piccole botti di rovere, regalano una piacevolissima speziatura che esalta ancor di più questo vitigno. Annata ancora giovane per una bottiglia che si presenta di buona struttura generale, con un tannino ben percettibile ma non invasivo. Avvolgente, dalla lunga persistenza. Il “ragazzo” si dovrà fare, ma il risultato sarà eccellente. Se fate una grigliata mista di carne, questa bottiglia non potrà mancare anche se il San Cirino è la spiegazione oggettiva della frase “vino a tutto pasto”. Servitelo a 16°C

Gaspero Chianti Classico DOCG 2020 14% (100% Sangiovese). Dalle zone di Castellina in Chianti (SI) e Castelnuovo Berardenga (SI) nascono il Gaspero e la Gran selezione. Due espressioni differenti che regalano grandi bottiglie. Vino complesso, di buona struttura generale, è l’essenza stessa del Chianti Classico senese. Frutta rossa matura, speziature, balsamico si sprigionano dal bicchiere, per un vino dal carattere forte e avvolgente. Il tannino setoso esalta l’eleganza di questo vino che pur essendo ancora giovane, ne fa apprezzare tutta la potenzialità. Lungo e persistente ma che si lascia bere con estrema facilità. Servitelo a una temperatura di 18°C magari, degustandolo con un buon piatto di cacciagione, primi piatti al cinghiale, oppure formaggi stagionati.

Berizio IGT Toscana rosso 2021 14,5% (40% Merlot, 40% Cabernet Sauvignon, 20% Cabernet Franc). Non solo Sangiovese quindi, ma anche un taglio bordolese in terra senese ai piedi di Monteriggioni (SI). Dal colore rosso rubino intenso, questo blend, esprime un bouquet olfattivo davvero interessante. Frutta rossa sotto spirito, delicate note floreali, minerali e vegetali, che chiudono con eleganti speziature. Vino dalla struttura importante, croccante, avvolgente, morbido e dal retrogusto lungo e persistente. Il Berizio difficilmente delude, e nella sua unicità, riesce a mettere d’accordo anche i palati più esigenti. Provatelo come vino da meditazione, sarà una bella sorpresa. Servitelo ad una temperatura di 18°C

Gran Selezione Chianti Classico DOCG 2019 14,5% (100% Sangiovese). E’ la punta di diamante della Fattoria il Colombaio. Un vino che esprime tutta la sua eleganza, carattere, armoniosità. Dal colore rosso rubino intenso, impenetrabile, regala profumi eleganti e persistenti. Dalle note fruttate a quelle floreali, per proseguire con sentori vegetali che lasciano il posto in una sequenza che sembra uno spartito, ad aromi speziati, tostature, tabacco e balsamico. L’ingresso in bocca è caldo, avvolgente. Il suo tannino ben presente ma di ottima qualità, fa capire che, essendo un’annata ancora giovane, dovrà essere, con il tempo, domato. La permanenza in bottiglia farà poi il resto. Retrogusto pulito, lasciando in bocca aromi di liquirizia e vaniglia. Lungo e decisamente persistente, abbinare questa bottiglia è molto facile per chi abita nel cuore del Chianti. Cinghiale in umido e in generale selvaggina da pelo, renderanno onore a questa etichetta. Non sbagliate la temperatura di servizio, sarebbe un sacrilegio. Servitelo a 18/20 °C       

Filippo Franchini 

mercoledì 6 settembre 2023

 

Ancarani, identità Romagnola


La Romagna riserva sempre ottime sorprese e le dolci colline che circondano Faenza, sono state una bella scoperta. Un paesaggio da togliere il fiato dove alberi da frutto, boschi e soprattutto vigneti, orlano un panorama dal sapore antico, storico, dove ogni elemento sembra adeguarsi perfettamente al passare del tempo. 

I molti borghi e casolari immersi nella campagna fanno da contorno alle molte attività presenti nella zona; una vita rurale cadenzata dall’alternarsi delle stagioni e dal ritmo inesorabile della natura.

In questo meraviglioso scenario, si trova l’azienda Ancarani, nata nel 1934 e situata in Loc. Santa Lucia nel comune di Faenza in provincia di Ravenna.

All’arrivo in cantina ci accoglie la vulcanica ed energica Rita, proprietaria e vera anima dell’azienda. Subito ci precisa che la zona è chiamata anche “Oriolo dei Fichi”. Infatti il territorio si estende attorno al borgo e all’antica Torre di Oriolo dei Fichi.

Durante la visita, Rita ci trasmette tutto il suo amore per questa terra e per i vini che produce; autentici, veri, schietti, dove ogni elemento rappresenta alla perfezione il territorio di provenienza a cui la stessa Rita, e tutta la sua famiglia, sono fortemente legati.

L’attenzione e il rispetto dell’ambiente, rappresentano le colonne portanti della filosofia aziendale unita a una forte passione per il lavoro svolto che ritroviamo in ogni bicchiere dei vini degustati.

Azienda a conduzione familiare, le vigne ricoprono un totale di 14 ettari per una produzione di circa 56.000 bottiglie. Anche la composizione del terreno non è omogenea. Infatti i vigneti sono coltivati su tre tipologie differenti; troviamo una parte costituita da argilla, una da sabbia e infine calcare.

Su questa varietà territoriale, si producono i tipici vitigni autoctoni locali soprattutto Sangiovese, Albana, Famoso, Centesimino e Trebbiano tutti rigorosamente vendemmiati a mano, e per alcune tipologie di vino, con la selezione dei migliori grappoli a più passaggi. 

La padrona di casa non si è davvero risparmiata, facendoci degustare tutti i vini prodotti dall’azienda. Difficile fare una scelta, ma seguendo il gusto del tutto personale, abbiamo selezionato queste vere e proprie chicche.


Santa Lusa DOCG 2021 14% (100% Albana bianco). Grazie alla vendemmia manuale con la selezione dei migliori grappoli raccolti a più passaggi nella prima metà di settembre, alla fermentazione sulle bucce e susseguente affinamento in vasche di cemento per almeno 10 mesi, con permanenza in bottiglia per almeno 6 mesi prima della messa in vendita, questo stupendo nettare si presenta di colore giallo dorato intenso, con leggeri riflessi ambrati. Il bouquet olfattivo è una vera esplosione di profumi. Fiori gialli, frutta a polpa gialla come la pesca matura e frutta tropicale dove è netto il sentore del frutto della passione. Sottili profumi di terziario si sprigionano se si ha la pazienza di far respirare il vino nel bicchiere. Alla beva stupisce per sapidità e mineralità. Morbido, avvolgente, dal carattere definito grazie anche alla sua tannicità ben percettibile. Chiusura leggermente amaricante per un gusto lungo e persistente. Vino equilibrato e dal grande fascino. Inutile dirvi che questa bottiglia sposa egregiamente i piatti del territorio come i cappelletti in brodo, però lo proverei anche con una bella tartare. Servitelo ad una temperatura non troppo fredda non più di 14/16°C

Andataeritorno Ravenna IGT bianco 2022 12,5% (50% “vitigno autoctono romagnolo che possiamo coltivare e vinificare, di cui dobbiamo dare tracciabilità e su cui paghiamo l’Erga Omnes, ma che per legge non possiamo indicare da nessuna parte”, 40% Famoso, 10% Trebbiano e Grechetto Gentile). Già il suo blend la dice lunga su questa bottiglia di vino. Dal colore decisamente giallo ambrato con venature dorate, i profumi sono delicati ed eleganti ma che non peccano di intensità e persistenza. Sentori di agrumato, salvia, e sottile balsamico, compongono questo ampio ventaglio aromatico. Sapore decisamente secco, dove acidità, sapidità e mineralità, sono gli elementi fondanti di questo vino. Un blend che si lascia piacevolmente bere, dalla buona struttura generale dove la tannicità è ben presente ma che garantisce una facilità di beva sorprendente. Vino Equilibrato. Tanti sono i piatti che potremmo abbinare con questa bottiglia. Dalla trota salmonata al forno ai classici tortellini in brodo, per passare all’arrosto di pollo. Ma per i miei gusti con il coniglio in bianco cotto al tegame con i classici aromi sarà imbattibile. Servitelo ad una temperatura non superiore ai 14°C per un bianco dal grande fascino. 

Centesimino Ravenna IGT 2021 14% (100% Centesimino). Dall’omonimo vitigno autoctono coltivato a Oriolo dei Fichi, nasce questo vino dal colore rosso rubino intenso, con leggeri riflessi granati. Profumi delicati e avvolgenti si sprigionano dal bicchiere. Frutta rossa, richiami di rosa, e leggere note speziate compongono la parte olfattiva che si lascia davvero apprezzare per la sua intensità. Alla beva il “Centesimino” si presenta fresco, sapido e leggermente minerale. Vino verticale, croccante, dalla buona la struttura generale, lascia la bocca pulita e ben equilibrata. Chiusura decisamente secca per un gusto lungo e persistente che non lascia dubbi sulla bontà di questa bottiglia. Non è stato facile scegliere un abbinamento. Dei molti esempi fatti durante la degustazione, tutti calzavano a pennello. Un vino versatile, che può essere bevuto a tutto pasto, con piatti rigorosamente di carne, dagli antipasti ai formaggi, passando per primi e secondi piatti. Personalmente preferirei piatti di cacciagione, ma lascio a voi libera scelta. Servitelo a 18°C, apprezzerete tutte le caratteristiche di questo vino. 

Filippo Franchini     

venerdì 25 agosto 2023

 Non solo Cirò
Termine Grosso eccellenza Calabrese

Cirò è sicuramente la zona vitivinicola più conosciuta della Calabria, ma altre stanno piani piano emergendo a testimonianza che questa terra, incastonata tra mari e monti, può riservare mille piacevoli e interessanti sorprese. L’azienda Termine Grosso è una di queste.



Posta a cavallo dei comuni di Roccabernarda e Cutro, nella provincia di Crotone, a due passi dal mar Ionio, coltiva i suoi vigneti su un altopiano a circa 60 m slm con terreni composti da limo e argilla.
Se il cordone speronato è il sistema di allevamento preferito per i vitigni autoctoni (Gaglioppo e Pecorello in primis), il sistema a guyot è riservato agli internazionali che trovano in questo microclima un habitat naturale e perfetto per la loro maturazione.
La vicinanza al mare e soprattutto le forti escursioni termiche che garantisce questa zona, conferiscono alle uve caratteristiche e note del tutto riconducibili al territorio di provenienza. Acidità, mineralità e profumi, sono il filo conduttore di tutta la produzione aziendale, che si parli dei vini bianchi, dei rosati o dei rossi.
Ci accolgono in cantina Antonio e Patrizia, i proprietari. Persone vere, schiette come i loro vini; un’accoglienza festosa, calorosa, tipica calabrese, che ti mette subito a tuo agio. Dalle parole di Antonio trasuda l’amore per questa terra, per la “missione” che insieme alla moglie Patrizia, hanno intrapreso con l’ottica e la consapevolezza di poter produrre vino di alta qualità mettendo la massima attenzione in ogni procedimento, dalla vigna alla bottiglia finale.



Azienda biologica, si coltivano i classici vitigni calabresi: Gaglioppo, Magliocco canino, Magliocco dolce, Greco Bianco, Nerello mascalese, Pecorello, Zibibbo e Malvasia che su questa tipologia di terreno serve a dare struttura (e non profumi) ad alcuni blend. Accanto a queste tipologie trovano spazio anche alcune varietà di vitigni internazionali; Merlot, Cabernet Sauvignon e Franc che come già detto, in questo areale, acquistano caratteristiche particolari.  
Con un potenziale produttivo di circa 100 mila bottiglie, se ne producono realmente non più di 60/70 mila. Antonio ci spiega che questa è stata una scelta pensata, oculata, al fine di poter seguire personalmente tutte le etichette prodotte. “…. Non cerchiamo i numeri anche se potrei, cerco la qualità di ciò che faccio al fine che ogni bottiglia di vino mi crei un’emozione…”  
La raccolta delle uve viene realizzata esclusivamente a mano e ogni tipologia di vitigno, trattato e fermentato separatamente per poi creare i vari blend. Anche l’utilizzo del legno (principalmente tonneaux), per alcune tipologie di vini, è ben dosato e mai invasivo al fine di rispettare al massimo tutte le peculiarità dei vitigni di provenienza.
Durante la visita in cantina, gli assaggi effettuati sono stati molti e tutti interessanti a seconda della tipologia di vino. Quelli che mi hanno colpito maggiormente (del tutto a gusto personale) sono stati i seguenti.


JXP Pecorello Calabria IGP BIO 2022 13° (100% Pecorello). Vinificato e affinato in acciaio, nella sua semplicità, esprime la vera espressione dell’omonimo vitigno. Acidità, sapidità e profumi sono l’essenza di questo vino. Dal colore giallo paglierino chiaro con riflessi verdognoli, al naso si percepiscono sentori di frutta tropicale e agrumi. Un vino che si lascia piacevolmente bere lasciando la bocca fresca e pulita. Ottimo con le verdure fritte oppure con primi piatti a base di pesce, specialmente con vongole veraci oppure ricci di mare. Eccezionale. Servitelo a 8°C ne apprezzerete tutta la sua bontà.

DONNANÒ Calabria IGP 2020 14° (Greco Bianco, Pecorello, Zibibbo e Malvasia). Bottiglia molto particolare, non solo per il blen, ma soprattutto per la tipologia di produzione. Infatti una parte della massa viene passata in anfora di terracotta dove continua la fermentazione, mentre l’altra parte termina la fermentazione in botti di legno di diverso tipo. Questo passaggio non tende a coprire ma anzi esalta le caratteristiche di ogni singolo vitigno. L’affinamento per ulteriori 12 mesi avviene in anfora e botte, per poi terminare il suo percorso in bottiglia dove sosterà 4 mesi prima di essere messo in vendita. Ne risulta un vino complesso dal colore giallo paglierino intenso. Al naso si percepiscono profumi di frutta a polpa gialla matura, camomilla, lieve speziatura e salvia. Buona la struttura generale. Avvolgente, con finale ammandorlato. Fresco, elegante, dal grande impatto. La Signora Patrizia, proprietaria insieme al marito dell’azienda, ci ha consigliato di abbinarlo a un gorgonzola piccante oppure al baccalà alla vicentina. Servitelo ad una temperatura di almeno 10°C anche se qualche grado in più, visto la tipologia, non guasterà.

LUNA PIENA Calabria IGP Rosato BIO 2021 13,5° (100% Gaglioppo). Un rosato che si veste di rosso. Questa è la definizione più appropriata che possiamo usare per questo vino. Ottenuto per criomacerazione e affinamento in acciaio con permanenza sulle fecce fini per circa 4 mesi, ha un colore rosa chiaretto cristallino. Al naso regala sentori tipici di frutta rossa del sottobosco, della fragolina selvatica. Profumi netti, eleganti e persistenti. Al palato si presenta con buona sapidità e acidità, anche se il vino è sicuramente equilibrato avendo la giusta alcolicità e la struttura tipica del Gaglioppo. Lungo e persistente si lascia bere con estrema facilità. Consiglio di abbinare questo vino al Cacciucco alla Livornese. Ha la giusta complessità e profumi per bilanciare uno dei piatti tipici della costa toscana. Per chi invece non ama il pesce, salumi e formaggi potranno essere degli ottimi compagni di viaggio. Servitelo a 12°C.

GOCCE DI FRISIO Calabria IGP BIO 2020 14,5° (80% Gaglioppo, 20% Merlot). I due vitigni vengono lavorati separatamente. Il Gaglioppo viene macerato per circa 7 giorni mentre il Merlot per 25 entrambi a temperatura controllata. Dopo gli 11 mesi in vasca di acciaio il vino viene passato per 8 mesi in tonneaux per poi sostare 3 mesi in bottiglia. Dal colore rosso rubino intenso, al naso è un’esplosione di profumi. Dalla frutta rossa molto matura ai fiori secchi come la rosa. Lasciandolo respirare nel bicchiere, il bouquet olfattivo viene completato dal profumo di tostatura, speziatura di vario tipo e un leggero balsamico che ricorda molto la menta selvatica. Al palato il vino è complesso, morbido, rotondo e avvolgente. La qualità del tannino è fine ed elegante lasciando una bocca pulita e ben equilibrata. Lungo e molto persistente, ha il grande pregio di non appesantire o annoiare il bevitore. Abbinate questo vino con un buon piatto di selvaggina oppure con formaggi stagionati, le vostre papille gustative ringrazieranno. Servitelo a una temperatura di 18°C


Giacinto Verga GV Calabria IGP 2017 15,5° (Gaglioppo, Calabrese Nero, Alicante). Un vero cavallo di razza, nato dopo tanto lavoro, prove e insuccessi. Ma la caparbietà di Antonio, il proprietario, ha portato a questo risultato. Dal colore rosso rubino intenso con riflessi granati, il vino ha un bouquet olfattivo, complesso, intenso, elegante e fine. Una gamma di profumi che variano al passare del tempo. Più il vino sosta nel bicchiere, più esprime tutte le sue potenzialità. Frutta rossa sotto spirito, fiori secchi e tutta una gamma di terziari che accarezzano delicatamente il naso. Al palato il vino è complesso, strutturato. Tannini presenti ma di ottima qualità. Anche in questo caso, l’eleganza è la nota davvero sorprendente. I 15 mesi di bottiglia prima della messa in commercio, armonizzano questo nettare divino. Questo vino è molto versatile, abbinabile con piatti dalle lunghe cotture, può essere utilizzato anche come vino da meditazione, magari davanti al focolare mordicchiando un pezzo di formaggio molto stagionato e perché no, una scaglia di cioccolato. Servitelo alla temperatura di 18°C


Filippo Franchini     

martedì 27 giugno 2023

Azienda Agricola Olivastri Tommaso. Storia di famiglia e di vino

 

Lungo la magnifica Costa dei Trabocchi, a San Vito Chietino (CH), si trova l’Azienda Agricola Olivastri Tommaso. Ci accoglie Chiara che rappresenta, insieme alle sorelle, la quarta generazione di vignaioli. Gentile, professionale, ci fa sentire come a casa. La cantina è a conduzione familiare per un totale di 15 ettari vitati di cui 4 appena impiantati, per una produzione, a seconda dell’annata, di circa 30/40 mila bottiglie. Pur mantenendo un carattere artigianale, si producono ottimi vini di qualità dai tipici vitigni abruzzesi: Passerina, Pecorino e Cococciola sulla costa dove il terreno è sabbioso; il Trebbiano e il Montepulciano d’ Abruzzo invece più verso l’interno dove troviamo un terreno argilloso.

La filosofia aziendale è quella di imbottigliare vini in purezza per rispettare al massimo le caratteristiche di ogni singola uva, esaltandone qualità e caratteristiche. Il sistema di allevamento è quello a tendone abruzzese tipico della zona.L’azienda produce anche un ottimo olio EVO dalle varietà Leccino e Gentile di Chieti. Ne abbiamo potuto provare la bontà e qualità grazie alle bruschette preparate per la degustazione dei vini. 

I nostri assaggi sono iniziati con L’Ariosa Abruzzo Passerina DOC 2022 13º. Vinificato e affinato in acciaio, si presenta di colore giallo paglierino chiaro con profumi intensi di frutta fresca e fiori bianchi. Le sottili note di menta selvatica completano il bouquet olfattivo. Ideale per aperitivi e antipasti leggeri a base di pesce. 

Abbiamo proseguito con L’Ariosa Abruzzo Cococciola DOC 2022 13,5º. Dal colore giallo paglierino poco intenso, presenta profumi eleganti, sottili ma ben distinguibili che si alternano nel bicchiere con una bella successione. Note agrumate, mela verde, e fiori bianchi come la ginestra, spicca per acidità e sapidità. Buona la persistenza. Vino che sposa degnamente la cucina di mare della Costa dei Trabocchi anche se potremmo spingere l’abbinamento anche su qualche formaggio fresco. 

Il terzo vino che abbiamo degustato è stato L’Ariosa Abruzzo Pecorino DOC 2022 14,5º. Dal giallo paglierino intenso, questo bianco esprime un bouquet olfattivo di prima qualità. Dalla frutta bianca fresca a quella tropicale. Note di fiori bianchi, salvia e balsamico. Al palato esprime tutta la sua ricchezza: sapidità, acidità e ottima struttura generale. Lungo e persistente. Un vino che non ama le mezze misure. Pesce al forno, piatti elaborati e carni bianche (coniglio e pollo soprattutto) sono gli abbinamenti più consigliati. 

Non potevamo tralasciare il Marcantonio Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2022 14,5º. Vinificato e affinato solo in acciaio, colpisce per il suo colore cristallino e lucente. Nel bicchiere si sprigionano profumi intensi di ciliegia, fragola e melograno insieme a quelli di fiori freschi rossi. Il bouquet olfattivo è decisamente fine ed elegante con tutti gli aromi che delicatamente accarezzano il naso. Gusto sapido, fresco con ottima struttura generale. Lungo e persistente. Chiusura finemente ammandorlata. Un vino che si lascia bere con estrema facilità. Ottimo con un piatto tipico della tradizione abruzzese: ‘sagne e fagioli’ rosse. Da buon toscano però, sarei molto curioso di abbinare questo vino a un cacciucco alla livornese. 

Abbiamo concluso il nostro viaggio all’interno della produzione aziendale con il vino La Carrata Montepulciano d’Abruzzo DOC 2016 14,4°. E’ l’unica tipologia che faccia passaggio in legno. Dopo la vinificazione che avviene in acciaio a temperatura controllata, il vino affina per ben tre anni in acciaio, poi viene posto per 18 mesi in barriques di cui la metà di primo passaggio e l’altra metà di secondo passaggio. Dopo la permanenza in legno, La Carrata torna ancora in acciaio dove rimarrà per altri 6 mesi. Ma la sua maturazione, non finisce qui. Prima che sia messo in commercio, resterà per altri 6/8 mesi in bottiglia. 

Ne consegue un vino complesso, strutturato, opulento, destinato a durare nel tempo. Dal colore rosso rubino inteso con piccole sfumature granate, risulta impenetrabile quasi a macchiare il bicchiere. Bellissimi i sentori di frutta sotto spirito, accompagnati da profumi speziati, tostatura, cuoio, tabacco e balsamico. Al gusto è davvero potente, importante, nonostante un tannino presente ma mai troppo invasivo. Sapidità e acidità rendono questo vino equilibrato. Lungo e persistente, lascia in retro olfattiva sentori delicati di caffè e cioccolato che di fatto arricchiscono ancora di più questo cavallo di razza. Vino che predilige piatti di carattere, soprattutto la selvaggina da pelo. Ottimo anche come vino da meditazione, magari accompagnato da qualche formaggio ben stagionato e perché no, anche da scaglie di cioccolato. Lo abbiamo anche degustato in abbinamento ai dolci fatti in casa sapientemente preparati per l’occasione dalla mamma. Credetemi, un vero paradiso!

La produzione aziendale comprende altri due vini. Il Santa Clara Trebbiano d’Abruzzo DOC e La Grondaia Montepulciano d’Abruzzo DOC che torneremo sicuramente a degustare. 

Esperienza magnifica per un viaggio all’insegna di una famiglia, impegnata direttamente e in prima persona in tutte le fasi produttive. Amore per questa terra e dedizione al lavoro svolto, sono le basi che hanno mosso e muovono tutt’oggi la Famiglia Olivastri, impegnati nella produzione di vini di qualità nel pieno rispetto della natura e della storia.

Concludo con le parole di Gabriele d’Annunzio “San Vito è la mia Mecca, la mia città santa a cui vanno le più alte aspirazioni dell’essere”. Aggiungere altro sarebbe impossibile. 

Filippo Franchini     


lunedì 29 febbraio 2016

Il Molise e la Tintilia alla conquista di Roma

Con i suoi trecentododici mila abitanti (pochi di più per la verità), il Molise vanta due particolarità: essere la seconda regione più piccola d’Italia dopo la Valle d’Aosta, avendo però il primato di essere la comunità amministrativa più giovane del Paese. Terra poco conosciuta ma dalla grandi potenzialità dove, olio, tartufo e formaggio, insieme al vino, sono le produzioni più importanti con eccellenze di primissima qualità. Ghiotta occasione per degustare, apprezzare e conoscere tutto questo è stata la manifestazione “Il Molise a Roma”, svoltasi lo scorso 28 Febbraio a Villa Rinaldo all’Acquedotto, dove questa Regione ha potuto mostrare davvero il meglio di se. Si sono confrontati produttori di olio, tartufi, formaggi e naturalmente di vino, produzione questa che negli ultimi anni sta avendo un notevole successo grazie anche alla riscoperta ed alla cura del suo vitigno principe: la Tintilia. Regione prevalentemente montuosa, costituita da rocce mioceniche, cretaciche e giurassiche, cui si è sovrapposta una formazione calcarea e di ciottoli che di fatto formano la tipologia del terreno. Nella zona pianeggiante invece, il terreno è costituito da argilla e sabbia soprattutto nelle zone che costeggiano i due fiumi, il Biferno e il Trigno. Nella zona pianeggiante di Larino invece la composizione del territorio è principalmente costituita di calcare bianco. Clima semicontinentale con primavere, nelle stagioni normali, molto piovose.
Se all’inizio del secolo, fino alla fine degli anni sessanta, la produzione vitivinicola Molisana era destinata soprattutto ad uso familiare (autoconsumo) con poca attenzione verso la qualità, il cambio di rotta è diventato inevitabile quando si sono realmente capite le importanti potenzialità che vitigni e territorio potevano esprimere. Parliamo di un territorio dove l’ 80% della produzione è costituito da vini con base a bacca rossa ed il restante, naturalmente, a bacca bianca. Vicino a vitigni come il Montepulciano, l’ Aglianico, il Merlot, il Cabernet Sauvignon ed altri, senza dubbio riveste un ruolo di prim’ordine la Tintilia, vero vitigno autoctono della regione. Per quanto riguarda invece i vitigni a bacca bianca, trovano ottime espressioni la Falangina, la Malvasia ed il Trebbiano che però sono in netta minoranza rispetto ai vitigni a bacca rossa.

Come detto, la Tintilia è la regina del Molise, autoctono della regione, si pensava fosse un parente stretto del Bovale grosso Sardo, ma gli studi del dna hanno sancito che non esiste nessuna parentela tra i due vitigni. Dal grappolo piccolo e spargolo con acino dalla buccia mediamente spessa, molto pruinosa, di colore blu-nero ricca di antociani, ha rese molto basse che si aggirano intorno ai 35/40 quintali per ettaro. A dire il vero il disciplinare della Tintilia del Molise D.O.C.  permetterebbe rese maggiori ma i produttori, attenti ad una produzione di qualità, preferiscono restare molto al di sotto delle rese consentite. Le caratteristiche di questo vitigno sono molto particolari come particolari sono i suoi sentori. Piccoli frutti del sottobosco, floreale, note di speziatura dolce, tostatura, cuoio e pellame, formano sovente il bouquet olfattivo dei vini prodotti con questo vitigno (il disciplinare ne consente un minino del 95%, praticamente in purezza), anche se molti produttori dichiarano di affinare il proprio prodotto solamente in acciaio. Alcolicità, acidità, tannicità e sapidità (quest’ultima a seconda della zona di produzione) sono le altre caratteristiche dei vini prodotti con questo vitigno. Vino che naturalmente si presta moto bene all’invecchiamento dove tannicità, alcolicità, corpo e acidità garantiscono lunga vita ad ogni bottiglia. Anche il colore ha le sue particolarità. Da giovane i vini a base di questo vitigno si presentano tutti di un coloro rosso rubino intenso, molto scuro quasi impenetrabile, che con il passare degli anni vira a tonalità più decisamente granate. 
Ho potuto verificare quanto sopra scritto partecipando ad un bellissimo seminario proprio sulla Tintilia del Molise curato e presentato dalla docente nazionale ONAV Sig.ra Carla Iorio che con capacità ha saputo condurci attraverso il territorio del Molise e nelle zone di eccellenza di produzione della Tintilia. Di seguito i vini degustati in rigoroso ordine di servizio.

1) Collequinto Anno 2015 - Gradi 13,5° - Cantina Claudio Cipressi
2) Lagena Anno 2014 - Gradi 13,5° - Cantina Angelo D’Uva
3) Re Bove Anno 2012- Gradi 14° - Cantina Cieri
4) Opalia Anno 2010 - Gradi 14° - Cantina Campi Valerio
5) Tintilia del Molise Anno 2012 – Gradi 14,5° - Cantina Catabbo
6) Sator Anno 2012 - Gradi 14,5° - Cantina Cianfagna  
7) Rutilia Anno 2011 - Gradi 14° - Cantina Salvatore Pasquale
8) Uva Nera Anno 2009 - Gradi 14 – La Cantina di Remo

Permettetemi di segnalare fuori degustazione un vino che mi ha davvero colpito per eleganza, finezza, potenza e complessità olfattiva. La Cantina è quella del Sig. Claudio Cipressi il quale mi ha fatto degustare il “suo” Macchia Rossa del 2011, Tintilia in purezza con gradazione alcolica di 14,5° invecchiata solo e soltanto in acciaio. Alla mia domanda perché avesse fatto la scelta di non usare legno per l’invecchiamento di questo vino, la sua risposta testuale è stata la seguente: “io devo farti sentire, conoscere la vera espressione della Tintilia senza camuffarla con niente. Se non facessi questo tradirei la mia terra…”

Franchini Filippo










mercoledì 3 febbraio 2016

Favorosa - La Biòca s.r.l. Agricola

Azienda:                  La Biòca s.r.l. Agricola
Vino:                       Favorosa – Langhe Doc Favorita
Vitigni:                    Favorita 100%
Anno:                      2012
Gradi:                      12,5°
Fermentazione:       -
Affinamento:         2/3 nelle barrique di rovere americano con tutta la feccia (“sur lies totales”) per 3,5 mesi con batonnage frequenti. Dopo l’assemblaggio il vino rimane ancora 2 mesi in acciaio.


Quando parliamo di Langhe, il nostro pensiero corre subito ai grandi vini rossi che questa terra da sempre produce e che di fatto hanno reso questa zona, famosa in tutto il modo, vera perla enologica Italiana e non solo. Vicino a vitigni importanti come Nebbiolo, Barbera, Dolcetto (solo per fare alcuni nomi), non va certo dimenticato il vitigno bianco Favorita che proprio da queste parti trova il suo habitat naturale. E’ il nome che i Piemontesi hanno dato al Vermentino, per meglio dire a quel biotipo locale che con il passare degli anni ha assunto caratteristiche differenti da quelli Toscani, Liguri e Sardi. Con fortuna e molto piacere ho potuto degustare quello prodotto dall’Azienda La Biòca, sita proprio nelle Langhe e più precisamente a Serralunga d’Alba (CN). Piccola azienda vitivinicola con poco più di 8 ha ed una produzione che non supera le 50.000 bottiglie, ha fatto della qualità un vero e proprio stile di vita. Già nel nome (la “biòca” in piemontese indica una persona decisa, testarda) è riassunto tutto lo stile e l’impegno che i proprietari mettono nel produrre vino, cercando di esprimere tutta l’eccellenza di questa meravigliosa terra.
Di colore giallo paglierino carico con intensi riflessi dorati, questa Favorosa, si presenta al naso con delicati ma intensi profumi agrumati e floreali. Arancia, buccia di limone, fiori bianchi ed un delicato sentore di salvia completano elegantemente il bouquet olfattivo. Anche note di mineralità e vaniglia sono presenti, percettibili solo a nasi più attenti ed allentati. Ottima complessità e  persistenza aromatica fanno di questo vino una gradita sorpresa.
La musica non cambia nemmeno nella fase gustativa. Vino di buon corpo e struttura (anche frutto del particolare affinamento), colpisce per freschezza ed acidità, nonostante si stia parlando di un vino bianco del 2012. Ma attenzione, questo non deve portare a giudizi affrettati. La sua freschezza ed acidità sono piacevolmente bilanciate dalla nota morbida che fanno di questa Favorita un vino decisamente  bilanciato. Ma non solo. Questo gioco morbidezza/freschezza/acidità, rende il tutto molto intrigante, sicuri di essere davanti ad un vino particolare, dalle mille sfaccettature.
Molto belle sono le sensazioni retro olfattive dove questa bottiglia di vino esprime tutta la propria potenzialità. Sentori agrumati e fiori bianchi, tornano a farsi sentire in modo deciso e persistente lasciando un delicato e gustoso senso di freschezza.
Abbinamento? Personalmente non gradisco quando un vino viene definito “a tutto pasto”, termine spesso inflazionato che sminuisce le reali potenzialità del vino stesso. In questo caso devo ricredermi. La Favorosa può davvero accompagnare qualsiasi tipo di pietanza. Dall’aperitivo ad un secondo elaborato. Pesce, pollo o coniglio che dir si voglia. Eviterei sughi “rossi” a base di pomodoro, la sua spiccata acidità potrebbe nettamente contrastare. Apprezzate tutte le caratteristiche di questa Favorita servendola ad una temperatura ottimale di 10°.
Una piccola curiosità. In etichetta sono riportati due acini di Favorita, tipicamente e rigorosamente grossi. Quando l’attaccamento alla terra diventa cultura!   

Filippo Franchini 

mercoledì 2 dicembre 2015

GEVREY-CHAMBERTIN. Applausi a bicchiere vuoto.

La scena è quella di un’enoteca. Pochi tavoli sulla sinistra, un paio di poltrone decò davanti ad un tavolo da fumo su cui campeggia un’enorme scacchiera.
Sulla destra la scaffalatura con le bottiglie per la vendita. Tante bottiglie. Alla vista, infinite.
Un uomo dall’età imprecisata è intento a consultare cataloghi di vini, seduto scompostamente su una delle poltrone. Ogni tanto allunga la mano ad afferrare un bicchiere posato sulla scacchiera in mezzo ai pedoni insieme ad una bottiglia. Lo sorseggia. E’ un vino rosso.
Entra una donna ben vestita, stretta in un impermeabile dal taglio strano, bianco, con lievi striature arancio. Un paio di tacchi da chiedersi come riesca a camminare con tale agio e una borsa bizzarra che la fa sembrare lo schizzo di uno stilista eccentrico, senza averne tuttavia le forme spigolose.

LEI “Buonasera, vorrei una bottiglia di Borgogna.”
LUI “Buonasera…….” 
La guarda per una durata di tempo immorale. In silenzio.
Dall’esterno si odono rumori di tuoni, la loro intensità diventa veemente. Di lì a breve forse pioverà.
LEI “Salve, come le dicevo, vorrei una bottiglia di Borgogna.”
LUI “Temo di non poterla aiutare.”
LEI “Non ne ha?”
LUI “Ne ho. E tuttavia credo che lei non se la possa permettere.”
LEI “Che cosa ha detto, scusi? Chi le dà il diritto di pronunciarsi con tanta maleducazione!”
LUI “Oh, non deve fraintendermi. Non alludevo certo ad una sua impossibilità pecuniaria. 
Lei, a ben guardarla, ha denaro sufficiente da comprarne quante ne vuole, e tuttavia non può permettersela.”
LEI “Non so se mi sconcerta di più la sua insolenza o la sua sfrontatezza. Arrivederci!”
LUI “Aspetti. Non se ne vada.”
LEI “Me ne vado eccome.”
LUI “Le ho detto di non andarsene.”
LEI “Di ciò che dice lei, francamente me ne infischio.”
LUI “Io ho una storia per lei e lei non se ne andrà!” 
LEI “Io vado dove mi pare BRUTTO STRONZO!”
Un tuono roboante.
LEI “……. mi scusi,  ho esagerato.”
LUI “Oh beh, ha ragione su tutto: sul fatto che lei possa andare dove le pare, sul fatto che io sia un gran bell’esemplare di stronzo, sul brutto poi… un assioma di assoluta verità. 
In ogni caso tutti abbiamo sempre bisogno di una storia, anche quando sembra di no.”
LEI “La smetta.”
LUI “La verità è che là fuori ha iniziato a diluviare e ad occhio e croce quelle scarpe costano parecchio di più del suo orgoglio. Mica le vorrà rovinare. Manolo?”
LEI “Non dica assurdità.  Louboutin!”
LUI “uuuuuuuuhhhhhhhh…”
LEI “Che cosa le prende adesso?”
LUI “La vita è un ingorgo bizzarro di coincidenze assonanti.”
LEI “Senta, adesso chiamo un taxi e tolgo il disturbo. Ho un appuntamento.”
LUI “Chiami chi la sta aspettando e dica che ritarderà.”
LEI “Non chiamerò proprio nessuno, se non il radiotaxi, e non ritarderò.”
LUI “…del resto lei è tanto considerevole da potersi far aspettare molto più a lungo di quanto non immagini.”
LEI “Stia zitto e ricordi che ho ancora uno “stronzo” in canna.”
LUI “Touché.  Si sieda, la prego. Prenda un bicchiere. Beva con me. E’ un vino di Borgogna che fa rima con le sue scarpe. Se ascolta la mia storia può averne una bottiglia.”
LEI “Stia zitto, non dica altre fesserie. Me ne vado da qui prima possibile.”
La donna prende dalla borsa il suo telefono e fa una chiamata. Sospira sconsolatamente, si siede e afferra il bicchiere che l’uomo le ha offerto.
LEI “Il mio taxi non arriverà prima di 42 minuti. Le concedo questi. Posso togliermi le scarpe?”
LUI “Sono scomode?”
LEI “Non ha idea di quanto.”
LUI “Perché le indossa allora?”
LEI “Che stupida domanda da uomo stupido! 
Scusi…….  
…..tanto valeva le rifilassi lo stronzo.”
LUI “Lo conservi, non si sa mai.”
LEI “…. perché sono LORO le più mirabili di tutte.”
LUI “Posso vederle da vicino?”
LEI “Cos’è, una specie di feticista?”
LUI “No, niente del genere. Solo curioso.”
LEI “Non può vederle, no. Mi racconti questa storia e facciamola finita.”
LUI “Lei è di una bellezza abbacinante.”
LEI “STRONZO!”
LUI “E con questa abbiamo finito le munizioni.”

Entra in scena una figura femminile apparentemente più giovane.
Veste in modo sfacciatamente essenziale un paio di jeans strappati, un maglione bianco con le toppe sui gomiti e insolite scarpe color carota.
Si appoggia allo scaffale dei vini e comincia a parlare.

Non aveva ancora finito gli esami che il professore con cui si sarebbe laureata, le propose uno stage di sei mesi in Borgogna, in un’azienda della Cote D’Or.
Accettò senza alcuna perplessità.
“Ma tu lo parli il francese?” le chiese l’assistente con l’intento di metterla in difficoltà difronte al suo superiore. La detestava. Dalla prima volta che aveva avuto a che fare con lei quando, in sede di esame, si era presentata ignorando del tutto l’aspetto tecnico della materia, l’unico veramente importante in quel settore, e nonostante ciò, era riuscita a strappare un ventotto, intortando quel vecchio tronfio con una manfrina legata alla storia, al medioevo, ai frati, alla letteratura. OCA..
“Neanche una parola!” rispose serafica, sorriso sfacciato, sguardo tagliente, ricambiando in toto l’odio per quel pezzo d’imbecille che sicuramente godeva più del fatto di poter dire in giro “sono l’assistente di”, di quanto non godesse a scoparsi la fidanzata. IDIOTA.
E così, una mattina presto d’inverno, ampiamente fuori corso, prese un treno, e poi un altro, e poi un altro ancora e infine un autobus che quasi a buio la scaricò proprio difronte alla statua di un uomo seduto e incappucciato di cui non si vedeva il volto. Pensò che non fosse un gran bel segno e tuttavia, alla sua maniera, era arrivata a Gevrey-Chambertin.
Il collaboratore dell’azienda per cui avrebbe lavorato la attendeva poco distante fumando Gitanes e riconoscendola nell’aria impacciata da italiana, mosso da un’ insolita, e inaspettata a quell’ora, cordialità francese, le andò incontro.
“Bonsoir Mademoiselle, Je suis Roland, Je suis ici pour vous, Je suis envoyé par M. Gilles Burguet.” 
“Oui” rispose. E non rispose altro che “oui” al soliloquio che Roland fece per tutto il tragitto, breve a dire il vero, che da quell’incappucciato distava al Domaine che l’avrebbe ospitata per i prossimi mesi. 
Oui oui oui oui. A ripetizione. Roland avrebbe sicuramente pensato che fosse un po’ tocca, ma tanto i francesi lo pensano lo stesso di tutti quelli che non son francesi. Pazienza. Domani avrebbe imparato una nuova parola e il giorno dopo altre due, e poi altre e altre, finché, come accadde, avrebbe parlato il francese in modo più soddisfacente di una diva su la Croisette. 
“Oui , je suis Catherine Deneuve” le sarebbe venuto meglio dell’originale, perdio!
Ad ogni modo, passò un sacco di tempo in mezzo a quelle vigne basse e imparò a riconoscere a colpo d’occhio filare per filare, e così, tanto per fare,  aveva dato un nome a ciascuno di quei muretti che circondavano le viti, curate con un’attenzione così maniacale che pareva di essere in una fabbrica giapponese, avendo un suo metodo personale di riconoscimento che chiamava in causa tutti i personaggi di fantasia o i concetti reali o fittizi, ma sempre a gruppi di sette. Samurai, Re di Roma, Meraviglie, Vizi Capitali, Sorelle. I muretti più sfigati facevano parte, ovviamente, del gruppo Nani.
Andò per mesi su e giù pedalando per il dipartimento con quella mountain bike nera e brutta e pesante che tuttavia Roland le aveva concesso in prestito con grande reticenza  e solo in cambio di una finocchiona, che si era fatta appositamente mandare da un amico toscano salumiere. 
Roland impazziva per la “finocchionà”. C’era poco da fare. 
Pedalava, fotografava, parlava in francese (ma solo quando ne aveva voglia), beveva, conosceva.
Non è dato sapere come,  ma imparò molto anche delle pratiche di cantina, più che altro osservando gli altri, perché pareva non capisse un accidente di quanto dicevano tra loro e, se interpellata, rispondeva spesso e volentieri “oui, oui, oui…” al che, tutti pensavano che dall’università italiana avessero mandato una stagista più tonta del solito.
E poi arrivò il giorno di tornare da dove era venuta. Andò da Roland a restituire quella ferraglia che lui si ostinava a chiamare mountain bike, ma lo fece solo in cambio di una bottiglia di pinot noir. Di quelle buone.

LEI intanto si è rimessa le scarpe e si alza dalla poltrona con il bicchiere in mano. Lo guarda, lo annusa, lo beve.
LEI: “ Il colore è troppo intenso per essere quello di un pinot. Del resto con i terreni su cui vivono le vigne che lo generano, tanto di meglio non si può ottenere. Per quanto le note olfattive siano tipiche di uno Chambertin, con richiami al ribes nigrum e al lampone, questo è ancora troppo giovane e porta con sé un carico da novanta di sentori terrosi; secondo me le uve sono state raccolte dalle vigne accostate al muretto “Accidia”. Quelle non hanno mai avuto granché voglia di darsi da fare.
La trama tannica tuttavia è impenetrabile e nobile. Sarebbe migliorato con il tempo, altroché, ma lei non ha avuto la pazienza di aspettarlo, e la spinta di questa polpa che adesso le esplode in bocca come un petardo, si sarebbe evoluta in un gioco pirotecnico che l’avrebbe lasciata senza fiato.
Ah… dica a Roland che è sempre stato un gran coglione e che il vino che mi ha rifilato per riavere quel cesso di bici era davvero una merda.”
LUI “Se lei sapeva, perché... ”
LEI “Perché anche quando sembra di no, tutti hanno bisogno di una storia, soprattutto se è la propria.
Il mio taxi è arrivato. La saluto.”
Posa il bicchiere ed esce. 
Dopo pochi secondi rientra concitata. Si dirige verso lo scaffale ed afferra una bottiglia con piglio sicuro.
LEI “Dimenticavo il mio vino.”

Vanessa Gabelli

*ogni riferimento a Tabucchi, Baricco e Grossman è fortissimamente, quanto indegnissimamente, voluto.