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martedì 26 marzo 2024

 Fattoria Paradiso, il salotto culturale della Romagna

A poco più di venti minuti dalla meravigliosa costa Adriatica e a due passi dalla città di Cesena, sorge Bertinoro, piccolo centro di chiara origine medievale che negli anni ha legato il proprio nome ai vitigni tipici di questa zona tra cui l’Albana, il Barbarossa e il Pagadebit. In questi luoghi circondati da vigneti, boschi e folta vegetazione, si trova l’azienda Fattoria Paradiso, antica dimora romana, nel 1850 la villa padronale, fu acquistata dalla famiglia Pezzi, dove Mario Pezzi, iniziò l’attività vitivinicola. Zona vocata per la produzione di vino, Fattori Paradiso, già Castello Ugarte Lovatelli, si trova su una collina baciata dal sole, che affaccia proprio sul borgo medioevale di Bertinoro. I 70 ha di vigneto, sui cui si basa la produzione aziendale, si trovano prevalentemente su terreno calcareo e sassoso, con elementi tufacei che uniti a un microclima congeniale, visto la media altezza in cui vengono allevate le viti, rendono questa zona unica nel suo genere. Ma è proprio l’amore di Mario Pezzi a rendere famosa Fattoria Paradiso grazie anche alla riscoperta del vitigno Barbarossa coltivato solo in questa azienda e di cui detiene tuttora l’esclusiva. L’attento e costante lavoro di Mario Pezzi non si fermò solo al recupero del vitigno Barbarossa, ma al recupero di antichi vitigni di cui si era persa ogni traccia quali il Pagadebit e la Cagnina che, insieme al Sangiovese, dettero una nuova svolta alla produzione aziendale. Oggi sono la figlia Graziella Pezzi e il nipote Jacopo a portare avanti la tradizione familiare, bilanciando egregiamente tradizione e modernità, tra antiche filosofie agricole e sperimentazioni ambiziose, necessarie al ciclico rinnovamento della cultura del vino.

Il Salone dello Stemma e la cantina privata della famiglia Pezzi, sono i veri gioielli di questa stupenda tenuta, immersa in una natura dove il passare del tempo sembra essersi fermato. Il Salone è l’anima dell’intera struttura; è qui che gli ospiti vengono accolti e dove si svolgono le degustazioni dei vini. Al centro della stanza padroneggia un bellissimo caminetto che, nelle fredde sere invernali, ti culla, magari sorseggiando un calice di Vigna delle Lepri, la prima riserva in assoluto di Sangiovese in purezza della Regione creata nei primi anni 70. La visita continua all’interno della cantina privata di famiglia. Un vero o proprio tesoro, una collezione di bottiglie provenienti da ogni parte del mondo, dove ogni appassionato di vino e non solo, piacerebbe perdersi.

Scavata nel tufo a cui si accede scendendo una scalinata adornata di bottiglie, si dipana sotto tutta la pianta dell’attuale cantina di produzione, come una sorta di nascondiglio che cela e conserva tesori di immenso valore.

La nostra visita non poteva che concludersi dove tutto ha avuto inizio proprio in quel Salone dello Stemma dove abbiamo iniziato le nostre degustazioni in compagnia di Luca, nostro mentore e cicerone per l’intera giornata.

Uccello del Paradiso Pagadebit Frizzante DOC 2022 11,5%vol (100% Pagadebit). Prodotto dalle sole uve Pagadebit, vitigno autoctono, questo vino si presenta di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso spiccano delicati profumi di frutta esotica, frutta a bacca bianca e un piacevole agrumato. Note floreali di biancospino chiudono il bouquet olfattivo. Al gusto è delicato, fresco e fragrante per una persistenza non troppo marcata come la struttura. Buona invece la spalla acida. La chiusura è leggermente amaricante per un vino suadente ed equilibrato. Ottimo come aperitivo è il classico vino di entrata, da sorseggiare a bordo piscina oppure in riva al mare guardando il tramonto. Non servono grandi abbinamenti, anche una buona compagnia potrà bastare. Servitelo a una temperatura di 8°C 

 

Romagna Albana Secco DOCG “Vigna dell’Olivo” 2022 13%vol (100% Albana di Romagna). Prodotto con sole uve Albana, questa bottiglia rappresenta un vino storico di questa zona; primo vino bianco a ricevere la DOC nel 1967 poi divenuta DOCG nel 2011. Lavorato solo in acciaio, il vino si presenta di colore dorato, con profumi di frutta disidratata, come il dattero, fico e leggero agrumato.  Lievi sentori di erbe aromatiche accompagnano una nota di albicocca, netta e decisa. Fragrante, fresco, con una stupenda sapidità e buona mineralità. Al palato il vino si rivela di medio corpo, gradevole e di buona persistenza. Abbinate questa bottiglia con i cappelletti in brodo, tipici di questa zona oppure anche con piatti vegetariani. Servitelo ad a una temperatura di 8°C

 

Barbarossa “Lo Spungone” Forlì IGT 2022 13%vol (100% Barbarossa). Lavorato solo in acciaio, questo vino è ottenuto dal vitigno Barbarossa, riscoperto da Mario Pezzi e prodotto solo in questa azienda. Di colore rosso rubino vivo e intenso, al naso spicca la fragolina di bosco, fine ed elegante, accompagnata da profumi di amarena e mora. Non mancano accenni di liquirizia e vaniglia che chiudono uno spettro olfattivo molto interessante. Di buona struttura generale, il vino ha buona acidità con un tannino ben presente che deve ancora levigarsi. Caldo e persistente. Abbinerei questa bottiglia ad un ragù di cortile oppure con carne bianca cotta al tegame con qualche rametto di erba aromatica. Fidatevi, non vi pentirete. Servitelo a una temperatura di 16°C

 

Romagna Sangiovese Superiore “Vigna del Molino” DOC 2022 12,5%vol (100% Sangiovese). Anche questo vino viene lavorato esclusivamente in acciaio, dal colore rosso rubino intenso, al naso sprigiona delicate note di frutta rossa del sottobosco e richiami floreali. Al palato si fa apprezzare per la sua struttura, con presenza acida netta e ben percettibile. Anche il tannino non è da meno, rivelandosi di buona trama. Nel complesso un vino che deve trovare ancora un po' di equilibrio, ma che con il tempo riserverà grandi sorprese. Lungo e persistente. Abbinerei questa bottiglia con un risotto ai funghi porcini, oppure alle classiche lasagne emiliane. Servitelo a una temperatura di 16°C.

Gradisca Muffato Forlì IGT bianco 2022 9%vol (100% Albana di Romagna). Dal colore giallo dorato intenso, questo muffato sprigiona al naso, intensi profumi di frutta secca come l’albicocca e il dattero, agrumi canditi e sentori di miele. Sottile, elegante, l’acidità rende questo vino di grande bevibilità, dolce ma mai stucchevole, grazie appunto alla sua estrema vena acida. Buona la persistenza con chiusura delicata e suadente. Abbinerei questo vino alla pasticceria secca, a formaggi erborinati oppure con dell’ottimo foie gras. Servitelo a una temperatura di 10°C

Filippo Franchini 





mercoledì 6 settembre 2023

 

Ancarani, identità Romagnola


La Romagna riserva sempre ottime sorprese e le dolci colline che circondano Faenza, sono state una bella scoperta. Un paesaggio da togliere il fiato dove alberi da frutto, boschi e soprattutto vigneti, orlano un panorama dal sapore antico, storico, dove ogni elemento sembra adeguarsi perfettamente al passare del tempo. 

I molti borghi e casolari immersi nella campagna fanno da contorno alle molte attività presenti nella zona; una vita rurale cadenzata dall’alternarsi delle stagioni e dal ritmo inesorabile della natura.

In questo meraviglioso scenario, si trova l’azienda Ancarani, nata nel 1934 e situata in Loc. Santa Lucia nel comune di Faenza in provincia di Ravenna.

All’arrivo in cantina ci accoglie la vulcanica ed energica Rita, proprietaria e vera anima dell’azienda. Subito ci precisa che la zona è chiamata anche “Oriolo dei Fichi”. Infatti il territorio si estende attorno al borgo e all’antica Torre di Oriolo dei Fichi.

Durante la visita, Rita ci trasmette tutto il suo amore per questa terra e per i vini che produce; autentici, veri, schietti, dove ogni elemento rappresenta alla perfezione il territorio di provenienza a cui la stessa Rita, e tutta la sua famiglia, sono fortemente legati.

L’attenzione e il rispetto dell’ambiente, rappresentano le colonne portanti della filosofia aziendale unita a una forte passione per il lavoro svolto che ritroviamo in ogni bicchiere dei vini degustati.

Azienda a conduzione familiare, le vigne ricoprono un totale di 14 ettari per una produzione di circa 56.000 bottiglie. Anche la composizione del terreno non è omogenea. Infatti i vigneti sono coltivati su tre tipologie differenti; troviamo una parte costituita da argilla, una da sabbia e infine calcare.

Su questa varietà territoriale, si producono i tipici vitigni autoctoni locali soprattutto Sangiovese, Albana, Famoso, Centesimino e Trebbiano tutti rigorosamente vendemmiati a mano, e per alcune tipologie di vino, con la selezione dei migliori grappoli a più passaggi. 

La padrona di casa non si è davvero risparmiata, facendoci degustare tutti i vini prodotti dall’azienda. Difficile fare una scelta, ma seguendo il gusto del tutto personale, abbiamo selezionato queste vere e proprie chicche.


Santa Lusa DOCG 2021 14% (100% Albana bianco). Grazie alla vendemmia manuale con la selezione dei migliori grappoli raccolti a più passaggi nella prima metà di settembre, alla fermentazione sulle bucce e susseguente affinamento in vasche di cemento per almeno 10 mesi, con permanenza in bottiglia per almeno 6 mesi prima della messa in vendita, questo stupendo nettare si presenta di colore giallo dorato intenso, con leggeri riflessi ambrati. Il bouquet olfattivo è una vera esplosione di profumi. Fiori gialli, frutta a polpa gialla come la pesca matura e frutta tropicale dove è netto il sentore del frutto della passione. Sottili profumi di terziario si sprigionano se si ha la pazienza di far respirare il vino nel bicchiere. Alla beva stupisce per sapidità e mineralità. Morbido, avvolgente, dal carattere definito grazie anche alla sua tannicità ben percettibile. Chiusura leggermente amaricante per un gusto lungo e persistente. Vino equilibrato e dal grande fascino. Inutile dirvi che questa bottiglia sposa egregiamente i piatti del territorio come i cappelletti in brodo, però lo proverei anche con una bella tartare. Servitelo ad una temperatura non troppo fredda non più di 14/16°C

Andataeritorno Ravenna IGT bianco 2022 12,5% (50% “vitigno autoctono romagnolo che possiamo coltivare e vinificare, di cui dobbiamo dare tracciabilità e su cui paghiamo l’Erga Omnes, ma che per legge non possiamo indicare da nessuna parte”, 40% Famoso, 10% Trebbiano e Grechetto Gentile). Già il suo blend la dice lunga su questa bottiglia di vino. Dal colore decisamente giallo ambrato con venature dorate, i profumi sono delicati ed eleganti ma che non peccano di intensità e persistenza. Sentori di agrumato, salvia, e sottile balsamico, compongono questo ampio ventaglio aromatico. Sapore decisamente secco, dove acidità, sapidità e mineralità, sono gli elementi fondanti di questo vino. Un blend che si lascia piacevolmente bere, dalla buona struttura generale dove la tannicità è ben presente ma che garantisce una facilità di beva sorprendente. Vino Equilibrato. Tanti sono i piatti che potremmo abbinare con questa bottiglia. Dalla trota salmonata al forno ai classici tortellini in brodo, per passare all’arrosto di pollo. Ma per i miei gusti con il coniglio in bianco cotto al tegame con i classici aromi sarà imbattibile. Servitelo ad una temperatura non superiore ai 14°C per un bianco dal grande fascino. 

Centesimino Ravenna IGT 2021 14% (100% Centesimino). Dall’omonimo vitigno autoctono coltivato a Oriolo dei Fichi, nasce questo vino dal colore rosso rubino intenso, con leggeri riflessi granati. Profumi delicati e avvolgenti si sprigionano dal bicchiere. Frutta rossa, richiami di rosa, e leggere note speziate compongono la parte olfattiva che si lascia davvero apprezzare per la sua intensità. Alla beva il “Centesimino” si presenta fresco, sapido e leggermente minerale. Vino verticale, croccante, dalla buona la struttura generale, lascia la bocca pulita e ben equilibrata. Chiusura decisamente secca per un gusto lungo e persistente che non lascia dubbi sulla bontà di questa bottiglia. Non è stato facile scegliere un abbinamento. Dei molti esempi fatti durante la degustazione, tutti calzavano a pennello. Un vino versatile, che può essere bevuto a tutto pasto, con piatti rigorosamente di carne, dagli antipasti ai formaggi, passando per primi e secondi piatti. Personalmente preferirei piatti di cacciagione, ma lascio a voi libera scelta. Servitelo a 18°C, apprezzerete tutte le caratteristiche di questo vino. 

Filippo Franchini     

mercoledì 3 febbraio 2016

Favorosa - La Biòca s.r.l. Agricola

Azienda:                  La Biòca s.r.l. Agricola
Vino:                       Favorosa – Langhe Doc Favorita
Vitigni:                    Favorita 100%
Anno:                      2012
Gradi:                      12,5°
Fermentazione:       -
Affinamento:         2/3 nelle barrique di rovere americano con tutta la feccia (“sur lies totales”) per 3,5 mesi con batonnage frequenti. Dopo l’assemblaggio il vino rimane ancora 2 mesi in acciaio.


Quando parliamo di Langhe, il nostro pensiero corre subito ai grandi vini rossi che questa terra da sempre produce e che di fatto hanno reso questa zona, famosa in tutto il modo, vera perla enologica Italiana e non solo. Vicino a vitigni importanti come Nebbiolo, Barbera, Dolcetto (solo per fare alcuni nomi), non va certo dimenticato il vitigno bianco Favorita che proprio da queste parti trova il suo habitat naturale. E’ il nome che i Piemontesi hanno dato al Vermentino, per meglio dire a quel biotipo locale che con il passare degli anni ha assunto caratteristiche differenti da quelli Toscani, Liguri e Sardi. Con fortuna e molto piacere ho potuto degustare quello prodotto dall’Azienda La Biòca, sita proprio nelle Langhe e più precisamente a Serralunga d’Alba (CN). Piccola azienda vitivinicola con poco più di 8 ha ed una produzione che non supera le 50.000 bottiglie, ha fatto della qualità un vero e proprio stile di vita. Già nel nome (la “biòca” in piemontese indica una persona decisa, testarda) è riassunto tutto lo stile e l’impegno che i proprietari mettono nel produrre vino, cercando di esprimere tutta l’eccellenza di questa meravigliosa terra.
Di colore giallo paglierino carico con intensi riflessi dorati, questa Favorosa, si presenta al naso con delicati ma intensi profumi agrumati e floreali. Arancia, buccia di limone, fiori bianchi ed un delicato sentore di salvia completano elegantemente il bouquet olfattivo. Anche note di mineralità e vaniglia sono presenti, percettibili solo a nasi più attenti ed allentati. Ottima complessità e  persistenza aromatica fanno di questo vino una gradita sorpresa.
La musica non cambia nemmeno nella fase gustativa. Vino di buon corpo e struttura (anche frutto del particolare affinamento), colpisce per freschezza ed acidità, nonostante si stia parlando di un vino bianco del 2012. Ma attenzione, questo non deve portare a giudizi affrettati. La sua freschezza ed acidità sono piacevolmente bilanciate dalla nota morbida che fanno di questa Favorita un vino decisamente  bilanciato. Ma non solo. Questo gioco morbidezza/freschezza/acidità, rende il tutto molto intrigante, sicuri di essere davanti ad un vino particolare, dalle mille sfaccettature.
Molto belle sono le sensazioni retro olfattive dove questa bottiglia di vino esprime tutta la propria potenzialità. Sentori agrumati e fiori bianchi, tornano a farsi sentire in modo deciso e persistente lasciando un delicato e gustoso senso di freschezza.
Abbinamento? Personalmente non gradisco quando un vino viene definito “a tutto pasto”, termine spesso inflazionato che sminuisce le reali potenzialità del vino stesso. In questo caso devo ricredermi. La Favorosa può davvero accompagnare qualsiasi tipo di pietanza. Dall’aperitivo ad un secondo elaborato. Pesce, pollo o coniglio che dir si voglia. Eviterei sughi “rossi” a base di pomodoro, la sua spiccata acidità potrebbe nettamente contrastare. Apprezzate tutte le caratteristiche di questa Favorita servendola ad una temperatura ottimale di 10°.
Una piccola curiosità. In etichetta sono riportati due acini di Favorita, tipicamente e rigorosamente grossi. Quando l’attaccamento alla terra diventa cultura!   

Filippo Franchini 

mercoledì 18 novembre 2015

Danze Della Contessa - Azienda Agricola Vitivinicola Bonsegna

Azienda:           Azienda Agricola Vitivinicola Bonsegna
Vino:                Danze Della Contesa Nardò Doc - Barricato
Vitigni:             Negroamaro 
                         con piccole quantità di Malvasia Nera di Lecce
Anno:                2012
Gradi:                14°
Fermentazione:  Con lieti selezionati
Affinamento:     Sei mesi in barriques 

E’ proprio vero, la nostra meravigliosa Penisola, non smette mai di stupirci. Tradizioni, culture e sapori sono gelosamente custodite da generazioni, regalandoci ogni volta stupende ed inattese sorprese. La Puglia non è sicuramente da meno dove cucina e vino sono protagonisti da secoli. Stiamo parlando della patria del Negroamaro, del Primitivo, dell’Uva di Troia, del Bombino Nero e Bianco, dell’ Aleatico, del Moscato Bianco, della Malvasia Nera di Brindisi e di Lecce e di tanti altri vitigni che danno vita, in questa terra baciata dal sole, a vini dal carattere deciso, corposi e dagli intensi profumi. Chiamata la Cantina d’Italia, la Puglia ha saputo in questi anni rinnovarsi grazie anche al grandissimo lavoro fatto dai produttori che, capendo il potenziale del proprio territorio e dei propri vitigni, hanno decisamente virato verso una produzione vinicola di qualità che finalmente sta dando i propri frutti, meritando la giusta e doverosa attenzione sul palcoscenico Italiano. Con il “nostro” Danze Della Contessa scendiamo a Nardò in provincia di Lecce dove l’Azienda Agricola Vitivinicola Bonsegna produce i suoi vini da cinquanta anni disponendo di quindici ettari vitati nelle contrade Cenate Vecchie, Nucci, Carignano e Speranza, dell'agro di Nardò, nelle quali, notoriamente, si producono uve (e vini) di ottima qualità. Azienda che ha saputo fare del Negroamaro, della Malvasia Nera di Lecce e del Primitivo i propri cavalli di battaglia, producendo vini di ottimo livello, valorizzando egregiamente il terroir di provenienza. Interessante notare, proprio nella zona di Nardò, una cospicua ed abbondante produzione del vitigno Garganega, non proprio tipico di queste parti, dove Moscato e Malvasia Bianca, completano la gamma delle uve coltivate. Proprio dalla potenza del Negroamaro nasce questo Danze Della Contessa, vino che è frutto di un'accurata selezione di uve sane e mature vendemmiate nella seconda decade di Settembre, provenienti da un vigneto di oltre trent'anni che produce non più di 80 quintali per ettaro. Inutile sottolineare che la vicinanza del mare e la struttura del terreno conferiscono a questa bottiglia di vino caratteristiche uniche rintracciabili solo nella DOC Nardò.
Di colore rosso rubino intenso, già dalle prime “olfazioni” è chiaro di trovarsi davanti ad un vino che non smetterà di stupirci fino a fine degustazione. Frutta rossa di buona maturazione, vegetale secco e mineralità sono le caratteristiche principali di questo vino. A completare però questa complessa gamma olfattiva, troviamo tutto quel terziario sicuramente dato dai sei mesi di barriques dove spezie, liquirizia e note di caffè sono eleganti e ben percettibili. Per i nasi più attenti non sarà difficile cogliere qualche nota di balsamico come il mentolato. In bocca il vino avvolge egregiamente il palato. Di buona struttura generale, questo Negroamaro con piccole quantità di Malvasia Nera di Lecce si presenta morbido e rotondo degnamente bilanciato da acidità, sapidità, e dalla nota tannica che di fatto rendono il vino equilibrato. In retro-olfattiva, torna prepotentemente la nota speziata. Pepe nero, cannella, ma anche chiodi di garofano, liquirizia, caffè, cioccolato e cuoio a sottolineare di come il passaggio in legno abbia reso questo vino un vero capolavoro, naturalmente per gli amanti di questo stile di produzione dove la barriques è stata “usata” con cognizione di causa.
Qui non vedo dubbi con quali pietanze accompagnare le Danze Della Contessa. Se servirete questa bottiglia di vino ad una temperatura di 18/20° non potranno mancare sulla vostra tavola grandi piatti a base di carni rosse, oppure di formaggi dalla lunga stagionatura. Qualunque sia il cibo con cui delizierete la vostra serata, scoprirete il sapore ed il calore della terra Pugliese.

Filippo Franchini

mercoledì 11 novembre 2015

"30 Denari" Bonarda Oltrepò Pavese Doc - Az. Agr. Brandolini Pietro

Azienda:            Azienda Agricola Brandolini Pietro
Vino:                 30 Denari – Bonarda dell’Oltrepò Pavese Doc
Vitigni:              Croatina 100%
Anno:                2012
Gradi:                13,5°
Fermentazione: Fermentato con lieviti selvaggi. Macerazione sulle bucce per almeno 8 giorni
Affinamento:   12 mesi in una botte costruita nel 1931 con legni di mandorlo e pesco ed in barriques di rovere francese

Se l’Oltrepò Pavese con i suoi vini spumanti metodo classico, è uno tra i poli più importanti per la bollicina Italiana, non sono certo da meno i suoi vini fermi, dove tradizione ed amore per la terra, rispecchiano fedelmente il terroir di appartenenza. Vicino ai classici vitigni per la spumantizzazione che hanno reso famosa questa parte di penisola, Croatina, Barbera, Riesling e tanti altri, hanno dato origine a tutta una serie di vini fermi di primissima qualità e di grande carattere. Ci troviamo a San Damiano al Colle in Provincia di Pavia, dove l’Azienda Agricola Brandolini Pietro coltiva le proprie uve e produce i propri vini con metodi tradizionali per avere un prodotto naturale e sincero, invecchiando le annate migliori in piccole botti di legno. E’ proprio questo stile inconfondibile a rendere i vini di questa zona nettamente riconoscibili, tramandando l’amore e la passione per questo lavoro, a chi oggi dirige l’azienda, con la consapevolezza di avere ereditato da nonno Pietro un qualcosa di veramente unico.
Unico come il vino che ho avuto la possibilità di degustare allo scorso Wine&Food Style di Cernobbio (CO) catturando la mia attenzione per lo strano nome, 30 Denari. Parlando con Riccardo, uno dei titolari dell’azienda insieme alla Sig.ra Vittorina la quale mi ha consigliato di degustare questo vino accompagnandolo con uno spiedino di frutta fresca (sono davvero curioso di fare questa curiosissima prova) ho scoperto la strana provenienza di questo nome. Lascio alle sue parole descrivere il perché dei 30 Denari.
Per tradizione vinifichiamo il Bonarda nella variante FERMA. Questo tipo di vinificazione è frutto della lavorazione artigianale che vogliamo mantenere per i nostri vini. Tuttavia, a volte, la natura 'tradisce' questa tradizione, dando un vino leggermente mosso che per questo prende il nome di '30 Denari'…. “
Di colore rosso granato intenso, questa Croatina in purezza, accarezza delicatamente il naso con sentori netti di bacche rosse selvatiche del sottobosco, intrigante tostatura,  accompagnata da tutta una serie di profumi terziari (cuoio, pelle e liquirizia tanto per intenderci) rendendo molto complesso il bouquet.  Di ottima struttura generale, il 30 Denari si fa sicuramente apprezzare per il suo gusto morbido, pieno e rotondo che di fatto avvolge tutto il cavo orale, non disprezzando di una buona sapidità e netta spalla acida rendendo il vino sicuramente bilanciato e ben equilibrato. E’ un vino davvero lungo, persistente, di grande spessore, e tutte queste qualità sono sottolineate nella retro-olfattiva dove le note di speziatura dolce, liquirizia e cioccolato (sono presenti anche eleganti note di caffè) concludono la degustazione di questo accattivante vino.
Terra che vai usanze che trovi. Non state tanto a pensarci con quali piatti abbinereste questo vino. E’ speciale con tutti i classici piatti della cucina dell’Oltrepò Pavese, con la selvaggina e con carni rosse di media cottura. Servitelo ad una temperatura di servizio di 18°C e godetevi tutto il sapore di una terra antica dalle mille tradizioni.

Filippo Franchini

martedì 27 ottobre 2015

Gran Cru "Lo Scordato" Igp - Casale Cento Corvi

Azienda:                      Casale Cento Corvi
Vino:                           Gran Cru “Lo Scordato” IGP
Vitigni:                        Trebbiano 100%
Anno:                          2013
Gradi:                          12,5°
Fermentazione:            Barriques di 1° passaggio in cella frigo
Affinamento:        12 mesi in barriques ed almeno un mese in bottiglia prima della commercializzazione

La prima curiosità che mi ha destato questo vino è stato il nome, Scordato! Sembrava quasi che il produttore, dimenticatosi di questa bottiglia in qualche anfratto della cantina, avesse ritrovato un prezioso nettare. Non so se le cose siano andate precisamente così, ma per quanto riguarda il prezioso nettare non ho assolutamente dubbi!
Ci troviamo nel Lazio, più precisamente nella zona di Cerveteri (Roma) dove l’azienda Casale Cento Corvi, produce i suoi vini. Azienda giovane, dinamica molto attenta agli standard qualitativi, coltiva i propri vigneti in un microclima molto particolare. Se da un lato le colline rappresentano una vera barriera contro il freddo ed il vento, la vicinanza del mare offre la possibilità di un clima mite e particolarmente adatto alla coltivazione dell’uva. Gli stessi Etruschi individuarono questa zona come una delle migliori per la produzione di vino con numerosi reperti a testimonianza di questa antica attività. Non da meno è la conformazione del terreno. Molto sciolto con alto contenuto di scheletro e di calcare attivo che di fatto caratterizza tutti i vini prodotti dall’azienda dando una precisa impronta ad ogni bottiglia, legata a doppio filo con il territorio di appartenenza.  Tra la gamma di vini prodotta dall’azienda Casale Cento Corvi (da non dimenticare il Ghiacchè rosso e passito ottenuto da uve Giacchè in purezza) una nota di merito va sicuramente al Gran Cru “Lo Scordato” ottenuto da sole uve Trebbiano con un procedimento assai particolare conferendo a questa bottiglia di vino una carta d’identità unica nel suo genere. La curata selezione delle uve raccolte nel momento migliore per la vendemmia (vedi foto), la fermentazione in barriques, il riposo sulle fecce fini “mescolato” di tanto in tanto attraverso betonnage ed infine affinato per un anno ancora in barriques, conferiscono al vino note particolari, che fanno di questo prodotto una vera sorpresa.

Di colore giallo dorato intenso, questo Trebbiano in purezza stupisce per una gamma olfattiva fine ed elegante. Tanti profumi si liberano nel bicchiere a testimonianza che siamo di fronte ad un vino davvero complesso. La nota fruttata (ananas, banana, frutta tropicale in genere) è quella che per prima arriva al naso, lasciando poi il posto a profumi agrumati (specialmente la buccia di arancia essiccata), spiccata mineralità, mandorla tostata, camomilla ed un delicatissimo profumo di miele che chiude elegantemente il bouquet olfattivo. Se al naso è già una bella rivelazione, lo Scordato si fa degnamente apprezzare anche alla fase gustativa. Di buona struttura generale anche se volutamente non troppo alcolico, bilancia ottimamente le sue parti. Se da un lato morbidezza ed avvolgenza, farebbero pensare ad un vino troppo segnato dal passaggio in legno, spiccata spalla acida ed una sapidità che in certi casi sfiora il “saporito”,  rendono questo vino piacevolmente equilibrato, lasciando una bocca fresca e ben bilanciata, invitando anche il più esigente degustatore a berne un altro bicchiere. La chiusura leggermente amarognola che di fatto smorza la piacevolissima morbidezza, completa questa fase degustativa.
In retro-Olfattiva tornano nette le delicate ed accattivanti note di camomilla e miele e cosa più curiosa, tutto il sapore del mare rimane sulle labbra ormai asciutte segno di una sapidità netta e ben distinguibile.
Come abbinare questo Trebbiano in purezza sicuramente di grande interesse? Devo ammettere di averci pensato un po’ e dopo essermi confrontato con Costantino, Responsabile di Produzione dell’Azienda Casale Cento Corvi, abbiamo convenuto che per la tipologia del vino siano necessari piatti molto elaborati a base di crostacei oppure piatti a base di carni bianche evitando rigorosamente ogni salsa o condimento a base di pomodoro. Servitelo ad una temperatura di servizio di 10°C e godetevi la bontà del territorio Cerite.

Filippo Franchini

mercoledì 2 settembre 2015

La Signora del vino calabrese che fa incetta di premi all’estero

«I miei figli? Greco e Magliocco, vitigni autoctoni che ho riscoperto tra le tante varietà ereditate da mio padre.Quando ho iniziato a occuparmi dell’azienda ho selezionato le marze, eseguito delle microvinificazioni e scelto l’uva più ricca di gusto e di profumi, affidandomi solo alle mie sensazioni». Lidia Matera ha scelto bene. I suoi vini prodotti in provincia di Cosenza, da un terroir particolare per posizione geografica, composizione del suolo e clima, da anni ricevono premi e riconoscimenti. L’ultimo, qualche giorno fa: due medaglie di bronzo con i rossi del 2013 Cariglio ((Magliocco dolce, Magliocco canino 100%) e Ipazia (Nerello cappuccio e mascalese 100%) al Decanter World Wine Awards 2015, tra i più importanti concorsi vinicoli a livello mondiale, al quale hanno partecipato 16mila etichette da tutti i continenti.

La saudade dell’agronoma
La Tenuta Terre Nobili è a Montalto Uffugo ed è una delle 60 aziende vitivinicole della provincia cosentina, tutte di alta gamma. Un vasto appezzamento (36 ettari) tra Sila e mare, molto argilloso, coltivato già negli anni ’60: il padre di Lidia, un ingegnere appassionato di agricoltura, allevava vitigni tipici del luogo insieme ad altre varietà. E alberi da frutto, compreso un uliveto. «Tra Sangiovese e Gaglioppo qui c’era di tutto – ricorda Lidia – per questo ho dovuto selezionare le viti, prediligendo quelle autoctone». Nonostante il disappunto della famiglia, l’imprenditrice calabrese studia Agraria a Bologna: il liceo classico frequentato a Cosenza non la spinge verso studi umanistici. Lavora nell’entroterra emiliano come tecnico per un’associazione di produttori agricoli, redigendo piani di concimazione, stabilendo tecniche di potatura e innesti. Ma agli inizi degli anni Novanta vuole tornare: la “saudade” è irresistibile.
Tradizione, innovazione e vendemmia notturna
Lidia è un’agronoma esperta e tutte le competenze acquisite a Bologna («compresa quella di girare i tortellini sul mignolo», dice scherzando) le rivolge alla sua tenuta. Fa parte di quel 30% di donne che guida in Italia aziende vitivinicole (sono 115 mila e il 70% produce vini Doc o Docg), mostrando un profondo attaccamento alla terra e alle proprie radici. Lidia si insedia e rinnova i vigneti e gli impianti, acquista attrezzature, ristruttura i fabbricati. E’ una rivoluzione che conduce con determinazione ed entusiasmo: per la selezione dei vitigni ricorre alla microvinificazione, una tecnica propria dei centri di ricerca, che lavora su piccoli volumi. Di fatto una simulazione, che consente di scegliere le viti da propagare e di valutare l’attitudine enologica dei vitigni.
Qui è ammessa tutta la tecnologia possibile, purché si rispetti l’uva – puntualizza Lidia Matera – per questo, ad esempio, la raccogliamo di notte, vogliamo che arrivi fresca in cantina. Anche questa è una scelta tecnica». La vendemmia notturna infatti, tra i 18 e i 20 gradi di temperatura, evita la fermentazione dell’uva durante il trasporto, consentendo poi un raffreddamento più rapido (e dunque un considerevole risparmio energetico) prima della pressatura, ideale a 10, 12 gradi per mantenere intatto il patrimonio aromatico delle uve. Sulle viti vengono eseguiti 44.000 interventi di sfogliatura, sull’uva le analisi sensoriali più accurate. Anche sull’odore delle bucce, la consistenza della polpa, il gusto dei vinaccioli, «che mi dice che la pianta è pronta quando hanno il sapore del cioccolato».
Donna imprenditrice contro i pregiudizi
La mentalità del posto è stata a lungo ostile a Lidia: «Una donna imprenditrice qui viene difficilmente considerata come un caposquadra», spiega. Ma non si è mai arresa: «Quando mi dicevano che quello che chiedevo io non si poteva fare, li mettevo di fronte all’evidenza: facevo tutto da sola, pretendendo però che mi guardassero». Dopo la morte del padre, ha formato un nuovo team e ora tutti le riconoscono il ruolo. «In 20 anni siamo passati da 8mila a 80mila bottiglie, pochi dipendenti fissi, molti stagionali, in genere sempre gli stessi. Siamo ancora piccoli, ma non vogliamo sacrificare la qualità del prodotto. Ho contenuto i prezzi e scelto le bottiglie più belle: volevo che il mio vino fosse bevuto, circolando nelle enoteche e nella media e alta ristorazione». Adesso i suoi rossi Teodora (Nerello cappuccio e Mascalese 100%, invecchiato in barrique per 24 mesi), Cariglio, Alarico (Nerello cappuccio e mascalese 100%, 5 mesi in barriques), Ipazia, il rosato Donn’Eleonò (Nerello 50%, Magliocco 50%) e il bianco Santa Chiara (Greco 100%), sono apprezzati al Nord e anche all’estero.
Premi internazionali e un sogno per il futuro
E ricevono premi internazionali e menzioni d’onore: Alarico 2012 è stato Second Best Red Wine alla rassegna “Sense of Wine” di Roma; Cariglio 2010 medaglia d’argento al Concorso Mondiale di Bruxelles; Teodora 2010 miglior vino rosso d’italia secondo l’esperto Luca Maroni; Santa Chiara 2010 Encomio particolare al Decanter World Wine Awards del 2012, per citarne solo alcuni. Una grande soddisfazione per una donna che ha fatto della propria azienda una ragione di vita: «Sono fiera del mio percorso. E’ stata una scelta d’amore verso un progetto che condividevo con mio padre. Ho avuto il coraggio di sognare come lui mi ha insegnato». Lidia oggi è una donna di successo, piena di amici che raduna ogni domenica intorno alla sua tavola. Dicono che la sua cucina sia insuperabile, perfetta fusion emiliano-calabrese. «Sono una donna felice – ammette – ma lo sarò ancora di più quando vedrò i miei nipoti, che vivono e studiano a Bologna, dedicarsi con amore a questa terra».
Fonte:  http://food24.ilsole24ore.com/
Filippo Franchini

martedì 28 luglio 2015

Intervista a Marzio Berrugi. Signore del vino e non solo.

Buongiorno Marzio. Sono felice ed onorato di ospitarti in questa mia piccola rubrica. Personaggio di indiscussa statura professionale e profondo conoscitore di vino e non solo. La domanda di apertura che faccio a tutti i miei ospiti, chi è Marzio Berrugi?

Una persona attenta a ciò che lo circonda, curiosa sempre di nuove vie: poco incline alle consorterie, alle cordate , insofferente verso coloro che si ritengono superiori e che tentano di imporre le loro verità appiccicose spesso basate sul niente. Talvolta non riesco a dissimulare il mio compatimento e vengo perciò escluso dalla schiera dei reggicoda. Ma non è un problema.


Uomo di mare, quanto ha influito Rosignano nella formazione del tuo carattere?

Molto, sopratutto mi ha insegnato la pazienza. Mi spiego: quando sei a pesca mai pensare di essere superiore alla preda perché sei umano, prima cerca di capirla mettendoti nei suoi panni, poi e solo allora sfrutta la tua umanità per catturarla. Ed anche prudenza, il mare può essere una gran brutta gatta da pelare, va rispettato.

Tanta esperienza, professionalità e capacità  ma soprattutto tanto amore per il vino, che ne pensi della produzione biologica e biodinamica? Solo moda o rappresenta seriamente la nuova frontiera?

Non sono molti coloro che riescono nella prima pochi nella seconda. Apprezzabile la biologica per il minor carico “tossico” che viene riversato sulla pianta e sul terreno con evidente beneficio per chi verrà; diventa pretestuosa quando viene invocata a giustificare  evidenti carenze strutturali. La dinamica richiede robusta scuola e lungo apprendistato, pullula di cialtroni poco più alti del mago Otelma che raccontano, imperturbabili, gigantesche sciocchezze contando sulla ignoranza della platea (o del gregge,non so).Dalle mie parti c'è un'azienda, Caiarossa, che applica il metodo in maniera impeccabile, con splendidi risultati:l'enologo è francese ed ha fatto tanta gavetta in patria. 

Molti Sommelier (tra cui il sottoscritto) vedono in te una modello da seguire, com’è cambiata la FISAR dei tuoi inizi a quella attuale?

Sarebbe sciocco mettersi a lodare il tempo passato: certo, prima i reggenti avevano le mani meno appiccicose, pensavano prima alla Fisar che al loro particolare (uno per tutti il compianto Presidente Nardi). Era però una Fisar più dilettantesca, generosa e talvolta sprovveduta che ha fatto entrare e salire fior di pescecani. Oggi il quadro è più strutturato, la visibiltà  molto più alta, ci sono tentativi di darsi assetti più moderni anche se il rischio di affogare nelle disposizioni, negli albi, nelle sigle e negli incapaci rimane alto.

Ad un giovane che si avvicina al mondo del vino, dei distillati oppure delle birre, quali consigli daresti? Quali percorsi raccomanderesti?

Usar il proprio cervello, tenersi aggiornato senza dar per scontato nulla, evitar di bere le etichette e le classifiche che affliggono questo nostro mondo. Umiltà nell'ammettere le cantonate, senza auto assoluzioni, non aver paura delle proprie opinioni anche se hai davanti un sapientone che non ammette obiezioni e che si inerpica su termini astrusi per sfuggire alla verità. Non accettare verità calate dall'alto.

Torniamo alla Federazione di cui entrambi facciamo parte. Senza peli sulla lingua com’è nel tuo stile e nel tuo carattere, che ne pensi di quanto successo in FISAR?

A nemico che scappa ponti d'oro, specialmente se ha restituito ipad e benefit di cui godeva. Ma nessuno se n'era accorto? Tutti innocenti?Ha fatto tutto da solo?

Molto spesso nei nostri incontri ne abbiamo parlato, ma tu Marzio che tipologia di FISAR vorresti? Quali sono le parti profondamente da cambiare e quelle da consolidare?

Ancor prima della tipologia mettiamoci d'accordo su una parola “ etica “.  Comportamento, rispetto delle regole, rispetto dei soci, trasparenza di gestione, elezioni reali. Ma è democrazia il gioco delle deleghe che di fatto esautora il socio del suo diritto sovrano di decidere chi votare, affidando il proprio voto, non la propria scelta, ad altri che a sua insaputa compravendono? Si riduca almeno il numero delle deleghe anche dando una occhiata a quali carciofi esse hanno giovato. Non credo che i vecchi PC e DC abbiano fatto una bella fine quando hanno basato il loro essere su questi giochini.

Nei tuoi anni di insegnamento, quali sono stati i momenti che ricordi con più piacere, con più soddisfazione e perché?

Insegnare è sempre un bel momento che si rinnova ogni annata. Quando però esamini un candidato, mi capita sempre più di rado, e ti accorgi che ragiona giustamente con gli elementi che hai fornito tu a lezione, beh allora riesco ad emozionarmi e penso che il gioco valga la candela.

Hai qualche rimpianto, qualche sogno ancora nel cassetto, obiettivi da raggiungere?

Una Fisar splendida nei suoi docenti sempre in grado di fornire le risposte alle domande poste o solo pensate da chi li ascolta.

Non voglio approfittare della tua estrema gentilezza e disponibilità. Come consueto chiudo questa serie di domande paragonando il mio ospite ad un personaggio famoso. Personalmente ti ho paragonato al Capitano James Cook noto esploratore, navigatore e cartografo. Marzio Berrugi a quale personaggio vorrebbe essere paragonato e perché?

A Giovannino Seme di Mela, personaggio del folklore nordamericano che si vuole abbia percorso in lungo ed in largo quella nazione lasciando dietro di sé una scia di semi che nel tempo diventarono alberi ricchi di pomi dai mille sapori.

Filippo Franchini