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mercoledì 3 febbraio 2016

Favorosa - La Biòca s.r.l. Agricola

Azienda:                  La Biòca s.r.l. Agricola
Vino:                       Favorosa – Langhe Doc Favorita
Vitigni:                    Favorita 100%
Anno:                      2012
Gradi:                      12,5°
Fermentazione:       -
Affinamento:         2/3 nelle barrique di rovere americano con tutta la feccia (“sur lies totales”) per 3,5 mesi con batonnage frequenti. Dopo l’assemblaggio il vino rimane ancora 2 mesi in acciaio.


Quando parliamo di Langhe, il nostro pensiero corre subito ai grandi vini rossi che questa terra da sempre produce e che di fatto hanno reso questa zona, famosa in tutto il modo, vera perla enologica Italiana e non solo. Vicino a vitigni importanti come Nebbiolo, Barbera, Dolcetto (solo per fare alcuni nomi), non va certo dimenticato il vitigno bianco Favorita che proprio da queste parti trova il suo habitat naturale. E’ il nome che i Piemontesi hanno dato al Vermentino, per meglio dire a quel biotipo locale che con il passare degli anni ha assunto caratteristiche differenti da quelli Toscani, Liguri e Sardi. Con fortuna e molto piacere ho potuto degustare quello prodotto dall’Azienda La Biòca, sita proprio nelle Langhe e più precisamente a Serralunga d’Alba (CN). Piccola azienda vitivinicola con poco più di 8 ha ed una produzione che non supera le 50.000 bottiglie, ha fatto della qualità un vero e proprio stile di vita. Già nel nome (la “biòca” in piemontese indica una persona decisa, testarda) è riassunto tutto lo stile e l’impegno che i proprietari mettono nel produrre vino, cercando di esprimere tutta l’eccellenza di questa meravigliosa terra.
Di colore giallo paglierino carico con intensi riflessi dorati, questa Favorosa, si presenta al naso con delicati ma intensi profumi agrumati e floreali. Arancia, buccia di limone, fiori bianchi ed un delicato sentore di salvia completano elegantemente il bouquet olfattivo. Anche note di mineralità e vaniglia sono presenti, percettibili solo a nasi più attenti ed allentati. Ottima complessità e  persistenza aromatica fanno di questo vino una gradita sorpresa.
La musica non cambia nemmeno nella fase gustativa. Vino di buon corpo e struttura (anche frutto del particolare affinamento), colpisce per freschezza ed acidità, nonostante si stia parlando di un vino bianco del 2012. Ma attenzione, questo non deve portare a giudizi affrettati. La sua freschezza ed acidità sono piacevolmente bilanciate dalla nota morbida che fanno di questa Favorita un vino decisamente  bilanciato. Ma non solo. Questo gioco morbidezza/freschezza/acidità, rende il tutto molto intrigante, sicuri di essere davanti ad un vino particolare, dalle mille sfaccettature.
Molto belle sono le sensazioni retro olfattive dove questa bottiglia di vino esprime tutta la propria potenzialità. Sentori agrumati e fiori bianchi, tornano a farsi sentire in modo deciso e persistente lasciando un delicato e gustoso senso di freschezza.
Abbinamento? Personalmente non gradisco quando un vino viene definito “a tutto pasto”, termine spesso inflazionato che sminuisce le reali potenzialità del vino stesso. In questo caso devo ricredermi. La Favorosa può davvero accompagnare qualsiasi tipo di pietanza. Dall’aperitivo ad un secondo elaborato. Pesce, pollo o coniglio che dir si voglia. Eviterei sughi “rossi” a base di pomodoro, la sua spiccata acidità potrebbe nettamente contrastare. Apprezzate tutte le caratteristiche di questa Favorita servendola ad una temperatura ottimale di 10°.
Una piccola curiosità. In etichetta sono riportati due acini di Favorita, tipicamente e rigorosamente grossi. Quando l’attaccamento alla terra diventa cultura!   

Filippo Franchini 

martedì 27 ottobre 2015

Gran Cru "Lo Scordato" Igp - Casale Cento Corvi

Azienda:                      Casale Cento Corvi
Vino:                           Gran Cru “Lo Scordato” IGP
Vitigni:                        Trebbiano 100%
Anno:                          2013
Gradi:                          12,5°
Fermentazione:            Barriques di 1° passaggio in cella frigo
Affinamento:        12 mesi in barriques ed almeno un mese in bottiglia prima della commercializzazione

La prima curiosità che mi ha destato questo vino è stato il nome, Scordato! Sembrava quasi che il produttore, dimenticatosi di questa bottiglia in qualche anfratto della cantina, avesse ritrovato un prezioso nettare. Non so se le cose siano andate precisamente così, ma per quanto riguarda il prezioso nettare non ho assolutamente dubbi!
Ci troviamo nel Lazio, più precisamente nella zona di Cerveteri (Roma) dove l’azienda Casale Cento Corvi, produce i suoi vini. Azienda giovane, dinamica molto attenta agli standard qualitativi, coltiva i propri vigneti in un microclima molto particolare. Se da un lato le colline rappresentano una vera barriera contro il freddo ed il vento, la vicinanza del mare offre la possibilità di un clima mite e particolarmente adatto alla coltivazione dell’uva. Gli stessi Etruschi individuarono questa zona come una delle migliori per la produzione di vino con numerosi reperti a testimonianza di questa antica attività. Non da meno è la conformazione del terreno. Molto sciolto con alto contenuto di scheletro e di calcare attivo che di fatto caratterizza tutti i vini prodotti dall’azienda dando una precisa impronta ad ogni bottiglia, legata a doppio filo con il territorio di appartenenza.  Tra la gamma di vini prodotta dall’azienda Casale Cento Corvi (da non dimenticare il Ghiacchè rosso e passito ottenuto da uve Giacchè in purezza) una nota di merito va sicuramente al Gran Cru “Lo Scordato” ottenuto da sole uve Trebbiano con un procedimento assai particolare conferendo a questa bottiglia di vino una carta d’identità unica nel suo genere. La curata selezione delle uve raccolte nel momento migliore per la vendemmia (vedi foto), la fermentazione in barriques, il riposo sulle fecce fini “mescolato” di tanto in tanto attraverso betonnage ed infine affinato per un anno ancora in barriques, conferiscono al vino note particolari, che fanno di questo prodotto una vera sorpresa.

Di colore giallo dorato intenso, questo Trebbiano in purezza stupisce per una gamma olfattiva fine ed elegante. Tanti profumi si liberano nel bicchiere a testimonianza che siamo di fronte ad un vino davvero complesso. La nota fruttata (ananas, banana, frutta tropicale in genere) è quella che per prima arriva al naso, lasciando poi il posto a profumi agrumati (specialmente la buccia di arancia essiccata), spiccata mineralità, mandorla tostata, camomilla ed un delicatissimo profumo di miele che chiude elegantemente il bouquet olfattivo. Se al naso è già una bella rivelazione, lo Scordato si fa degnamente apprezzare anche alla fase gustativa. Di buona struttura generale anche se volutamente non troppo alcolico, bilancia ottimamente le sue parti. Se da un lato morbidezza ed avvolgenza, farebbero pensare ad un vino troppo segnato dal passaggio in legno, spiccata spalla acida ed una sapidità che in certi casi sfiora il “saporito”,  rendono questo vino piacevolmente equilibrato, lasciando una bocca fresca e ben bilanciata, invitando anche il più esigente degustatore a berne un altro bicchiere. La chiusura leggermente amarognola che di fatto smorza la piacevolissima morbidezza, completa questa fase degustativa.
In retro-Olfattiva tornano nette le delicate ed accattivanti note di camomilla e miele e cosa più curiosa, tutto il sapore del mare rimane sulle labbra ormai asciutte segno di una sapidità netta e ben distinguibile.
Come abbinare questo Trebbiano in purezza sicuramente di grande interesse? Devo ammettere di averci pensato un po’ e dopo essermi confrontato con Costantino, Responsabile di Produzione dell’Azienda Casale Cento Corvi, abbiamo convenuto che per la tipologia del vino siano necessari piatti molto elaborati a base di crostacei oppure piatti a base di carni bianche evitando rigorosamente ogni salsa o condimento a base di pomodoro. Servitelo ad una temperatura di servizio di 10°C e godetevi la bontà del territorio Cerite.

Filippo Franchini

giovedì 17 settembre 2015

Torbato Alghero Doc - Sella & Mosca

Azienda:                     Sella & Mosca
Vino:                          Torbato Alghero Doc
Vitigni:                       Torbato 100%
Anno:                         2014
Gradi:                         11,5°
Fermentazione:           Fermentazione a temperatura controllata   
Affinamento:              -

Con le vacanze ormai alle spalle, è tempo di riprendere il nostro viaggio per l’Italia come sempre accompagnati da ottime bottiglie di vino, fedeli compagne di momenti speciali.
Devo l’assaggio di questa bottiglia ad un carissimo amico, che di ritorno dalle vacanze svolte in Sardegna, me ne ha fatto gentile omaggio. Ci troviamo ad Alghero, provincia di Sassari, situata a nord-ovest della Sardegna. Alghero non è solo una famosa località turistica, ma anche terra di vino dove il vitigno Torbato, ha trovato il suo habitat naturale. Introdotto in Sardegna durante la dominazione Spagnola (il Torbato è di origine Iberica, dalla buccia sottile con maturazione tardiva che spesso lo rende fragile sia alle malattie che ai capricci del tempo), si è diffuso velocemente anche in Francia, ma è proprio in Italia che il Torbato ha scritto la propria storia con Alghero degna testimone di questo successo. Lo sviluppo e la produzione di questo vitigno lo si deve all’azienda Sella & Mosca, che negli anni ha saputo sapientemente sfruttare questo territorio esaltando le qualità del Torbato, vitigno poco conosciuto ma di sicuro interesse. Proprio il territorio è sicuramente l’arma vincente. Le viti sono allevate su terreni ricchi di calcare formatesi nei millenni da lente ma inesorabili sedimentazioni marine. Attualmente l’azienda, unica al mondo a vinificare il Torbato in purezza, ne produce in quattro diverse tipologie: Terre Bianche Doc Alghero, Terre Bianche Cuveè 161 Doc Alghero, Torbato Spumante Brut ed infine il Torbato Doc Alghero, quello che ho avuto il piacere di degustare.  
Di colore giallo paglierino chiaro con delicati riflessi verdognoli, intriga già dalle prime olfazioni, definendo profumi sottili e ben distinguibili. Aromi agrumati e floreali sono netti e delicati, dove limone, cedro, e pompelmo sono i primi ad essere ben riconoscibili. Chiude la gamma olfattiva una bella nota minerale, con note lievemente salmastrate sicuramente derivanti dalla vicinanza del mare. Anche la parte gustativa è una piacevole sorpresa. Sicuramente questa bottiglia di Torbato gioca molto sulla freschezza e sull’acidità, ma non vi fate ingannare, nonostante il suo grado alcolico contenuto, ha una discreta persistenza, dal corpo non troppo robusto si lascia degnamente apprezzare per la piacevole bevibilità. La chiusura è leggermente amarognola ricordando molto la mandorla. In retro-olfattiva tornano piacevolmente le note citriche e quelle di “mare”, lasciando davvero un’ accattivante sensazione di freschezza.
Questo Torbato è ottimo come aperitivo, per accompagnare fritti misti di verdure come zucchine e cipolla rossa di Tropea. Ma credetemi, provatelo anche con involtini a base di prosciutto cotto oppure di Mortadella, le caratteristiche del vino accompagneranno elegantemente queste pietanze. Dimenticavo la temperatura di servizio. Servitelo rigorosamente a 8°C e lascatevi conquistare dalla sua freschezza, sarete costretti a berne molti bicchieri!!!!

Filippo Franchini

martedì 28 luglio 2015

Intervista a Marzio Berrugi. Signore del vino e non solo.

Buongiorno Marzio. Sono felice ed onorato di ospitarti in questa mia piccola rubrica. Personaggio di indiscussa statura professionale e profondo conoscitore di vino e non solo. La domanda di apertura che faccio a tutti i miei ospiti, chi è Marzio Berrugi?

Una persona attenta a ciò che lo circonda, curiosa sempre di nuove vie: poco incline alle consorterie, alle cordate , insofferente verso coloro che si ritengono superiori e che tentano di imporre le loro verità appiccicose spesso basate sul niente. Talvolta non riesco a dissimulare il mio compatimento e vengo perciò escluso dalla schiera dei reggicoda. Ma non è un problema.


Uomo di mare, quanto ha influito Rosignano nella formazione del tuo carattere?

Molto, sopratutto mi ha insegnato la pazienza. Mi spiego: quando sei a pesca mai pensare di essere superiore alla preda perché sei umano, prima cerca di capirla mettendoti nei suoi panni, poi e solo allora sfrutta la tua umanità per catturarla. Ed anche prudenza, il mare può essere una gran brutta gatta da pelare, va rispettato.

Tanta esperienza, professionalità e capacità  ma soprattutto tanto amore per il vino, che ne pensi della produzione biologica e biodinamica? Solo moda o rappresenta seriamente la nuova frontiera?

Non sono molti coloro che riescono nella prima pochi nella seconda. Apprezzabile la biologica per il minor carico “tossico” che viene riversato sulla pianta e sul terreno con evidente beneficio per chi verrà; diventa pretestuosa quando viene invocata a giustificare  evidenti carenze strutturali. La dinamica richiede robusta scuola e lungo apprendistato, pullula di cialtroni poco più alti del mago Otelma che raccontano, imperturbabili, gigantesche sciocchezze contando sulla ignoranza della platea (o del gregge,non so).Dalle mie parti c'è un'azienda, Caiarossa, che applica il metodo in maniera impeccabile, con splendidi risultati:l'enologo è francese ed ha fatto tanta gavetta in patria. 

Molti Sommelier (tra cui il sottoscritto) vedono in te una modello da seguire, com’è cambiata la FISAR dei tuoi inizi a quella attuale?

Sarebbe sciocco mettersi a lodare il tempo passato: certo, prima i reggenti avevano le mani meno appiccicose, pensavano prima alla Fisar che al loro particolare (uno per tutti il compianto Presidente Nardi). Era però una Fisar più dilettantesca, generosa e talvolta sprovveduta che ha fatto entrare e salire fior di pescecani. Oggi il quadro è più strutturato, la visibiltà  molto più alta, ci sono tentativi di darsi assetti più moderni anche se il rischio di affogare nelle disposizioni, negli albi, nelle sigle e negli incapaci rimane alto.

Ad un giovane che si avvicina al mondo del vino, dei distillati oppure delle birre, quali consigli daresti? Quali percorsi raccomanderesti?

Usar il proprio cervello, tenersi aggiornato senza dar per scontato nulla, evitar di bere le etichette e le classifiche che affliggono questo nostro mondo. Umiltà nell'ammettere le cantonate, senza auto assoluzioni, non aver paura delle proprie opinioni anche se hai davanti un sapientone che non ammette obiezioni e che si inerpica su termini astrusi per sfuggire alla verità. Non accettare verità calate dall'alto.

Torniamo alla Federazione di cui entrambi facciamo parte. Senza peli sulla lingua com’è nel tuo stile e nel tuo carattere, che ne pensi di quanto successo in FISAR?

A nemico che scappa ponti d'oro, specialmente se ha restituito ipad e benefit di cui godeva. Ma nessuno se n'era accorto? Tutti innocenti?Ha fatto tutto da solo?

Molto spesso nei nostri incontri ne abbiamo parlato, ma tu Marzio che tipologia di FISAR vorresti? Quali sono le parti profondamente da cambiare e quelle da consolidare?

Ancor prima della tipologia mettiamoci d'accordo su una parola “ etica “.  Comportamento, rispetto delle regole, rispetto dei soci, trasparenza di gestione, elezioni reali. Ma è democrazia il gioco delle deleghe che di fatto esautora il socio del suo diritto sovrano di decidere chi votare, affidando il proprio voto, non la propria scelta, ad altri che a sua insaputa compravendono? Si riduca almeno il numero delle deleghe anche dando una occhiata a quali carciofi esse hanno giovato. Non credo che i vecchi PC e DC abbiano fatto una bella fine quando hanno basato il loro essere su questi giochini.

Nei tuoi anni di insegnamento, quali sono stati i momenti che ricordi con più piacere, con più soddisfazione e perché?

Insegnare è sempre un bel momento che si rinnova ogni annata. Quando però esamini un candidato, mi capita sempre più di rado, e ti accorgi che ragiona giustamente con gli elementi che hai fornito tu a lezione, beh allora riesco ad emozionarmi e penso che il gioco valga la candela.

Hai qualche rimpianto, qualche sogno ancora nel cassetto, obiettivi da raggiungere?

Una Fisar splendida nei suoi docenti sempre in grado di fornire le risposte alle domande poste o solo pensate da chi li ascolta.

Non voglio approfittare della tua estrema gentilezza e disponibilità. Come consueto chiudo questa serie di domande paragonando il mio ospite ad un personaggio famoso. Personalmente ti ho paragonato al Capitano James Cook noto esploratore, navigatore e cartografo. Marzio Berrugi a quale personaggio vorrebbe essere paragonato e perché?

A Giovannino Seme di Mela, personaggio del folklore nordamericano che si vuole abbia percorso in lungo ed in largo quella nazione lasciando dietro di sé una scia di semi che nel tempo diventarono alberi ricchi di pomi dai mille sapori.

Filippo Franchini


giovedì 9 luglio 2015

Certaldo... Un "bicchiere" di Francia

In una calda serata di inizio estate, nell’ incantevole scenario di Certaldo Alto, ospiti di Vanessa, proprietaria dell’ Osteria da Chichibio, non poteva mancare una verticale di Pinot Noir provenienti della Borgogna e più precisamente dalla zona di Pommard. Ideatore e conduttore della serata l’enologo Francesco Villa, già Sommelier dell’anno FISAR 2013, il quale ci ha condotto in questo viaggio attraverso i vigneti di Pommard situati nella fascia centrale della Cote de Beaune in Borgogna. E’ vero, più famosa per i vini bianchi (vedere la zona dei comuni di Puligny e Chassagne dove il Montrachet è quasi una religione), fatto eccezione per alcune zone dove vengono prodotti grandi ed eleganti vini rossi da Pinot Noir. Pommard appunto fa parte di questa eccezione. 


Con i suoi 211 ettari di terreno vitato, la zona non ha Grand Cru ma solo Premier Cru che comunque si fanno ottimamente apprezzare per carattere, eleganza e potenza, senza nulla invidiare a fratellini maggiori. Un terreno molto diversificato che di fatto ne caratterizzano la morfologia. Dal calcare all’argilla, dalla Oolite ferrica alla ghiaia (sottoforma di veri e propri ciottoli) Pommard diversifica molto la sua costituzione territoriale dando in ogni zona vini diversi, particolari ma ben riconoscibili.  Vini dalle caratteristiche ben definite: grande struttura, molto tannino ed estratto, adatti ad un lungo invecchiamento. Il lungo affinamento in bottiglia è l’arma vincente per questa tipologia di vino che trovano nel bouquet olfattivo un altro straordinario alleato.
Con i suoi 10 ettari vitati, tutti intorno a Pommard, Domaine de Courcel,  è stato il protagonista della serata, dando origine a ottimi spunti di riflessione e discussione, che hanno portato gli intervenuti a conclusioni molto simili variando solo in piccole sfumature a cui ogni bottiglia di vino inevitabilmente conduce. Questo produttore, pardon, Vigneron, è uno dei pochi in Borgogna ad essere certificato biologico, mettendo grande cura e passione nel trattamento delle proprie uve. Grandi cernite sia in vigna che in cantina, macerazioni molto lunghe con la presenza dei raspi, vini non filtrati ne chiarificati, che subiscono soltanto uno o due travasi. Lunghi affinamenti in legno in torno ai 18/22 mesi. Queste le principali caratteristiche di Domaine de Courcel che di fatto produce 35.000 bottiglie.

I vini di questa particolare verticale, vengono prodotti con uve (Pinot Noir) di un singolo Premier Cru chiamato Les Grand Epenots  dove la particolarità del terreno (qui una miscela di argilla, calcare, Oolite ferrica e ciottoli) caratterizza in modo netto questo prodotto.

Di seguito i vini degustati.

Domaine De Courcel - POMMARD - Grand Clos Des Epenots Premier Cru 2007 – gradi 13,5°
Il 2007 non è stata una grandissima annata. Il vino si presenta limpido, poco trasparente di colore rosso granato intenso. Schietto, mediamente fine. Buon bouquet olfattivo dove prevale un profumo di frutta rossa matura, seguita da note di tabacco, cuoio e spezie. In bocca il vino non è molto fuso, prevale un tannino verde ed una chiusura piuttosto amara. Di poca persistenza.

Domaine De Courcel - POMMARD - Grand Clos Des Epenots Premier Cru 2006 – gradi 13,5°
L’annata 2006 è la classica annata che piace molto ai Vignerons ma poco ai giornalisti. Il vino si presenta limpido, poco trasparente di colore rosso rubino intenso con riflessi granati. Profumi freschi di frutta a bacca rossa, chiodi di garofano e spezie. Alla beva presenta una buona acidità e tannicità che si fondono elegantemente insieme. Di buona struttura generale e buona persistenza.

Domaine De Courcel - POMMARD - Grand Clos Des Epenots Premier Cru 2004 – gradi 13,5°
Il vino si presenta limpido, poco trasparente di colore rosso rubino intenso con delicati riflessi granati. Bouquet olfattivo che ricalca le annate precedentemente degustate, anche se siamo in presenza di un profumo un po’ meno elegante e fine. Alla beva il vino è ancora scomposto nelle sue varie parti. L’affinamento in bottiglia non potrà che migliorare questo prodotto.

Domaine De Courcel - POMMARD - Grand Clos Des Epenots Premier Cru 2003 – gradi 13,5°
La 2003 è stata un annata calda, e questo particolare lo si denota anche nel vino. Di colore rosso rubino intenso con unghia decisamente di colore granato, l’aroma di frutta matura direi “marmellatosa” è sicuramente predominante. Ma non c’è solo questo. Una fine speziatura ed una marcata mineralità completato il bouquet olfattivo. Buona la struttura generale, come l’acidità e la tannicità. Attacco di bocca molto morbido, ruffiano. Unico neo di questo vino è di lasciare la bocca leggermente polverosa.

Domaine De Courcel - POMMARD - Grand Clos Des Epenots Premier Cru 2001 – gradi 13,5°
La 2001 è stata una buona annata caratterizzata da primavera fresca e piovosa ed un estate giustamente calda. Di colore rosso granato intenso, il vino è schietto e fine. Spiccano profumi di frutta rossa sotto spirito, gradevole speziatura, rosa rossa appassita. Alla gustativa è molto interessante. Buona struttura generale, ottima la fusione tra le parti morbide /dure vino equilibrato, elegante e di buona persistenza.


Domaine De Courcel - POMMARD - Grand Clos Des Epenots Premier Cru 1999 – gradi 13,5°
Annata quella del 1999 decisamente molto buona. Ci aspettavamo grandi cose da questo vino ed infatti non siamo rimasti delusi. Nonostante i suoi anni (ben sedici) il colore è ancora di un bel rosso rubino intenso con splendidi riflessi granati. Colpisce per la freschezza sia olfattiva che gustativa. Se al naso profumi come la frutta rossa, speziatura, floreale, balsamico sono nettamente riconoscibili, fini ed eleganti, l’armonia che si forma alla beva è davvero intrigante. Ottima la struttura generale, l’eccellente fusione delle sue parti lo rende davvero un bel cavallo di razza. Tutte le componenti sono al loro posto. E guardate che questo vino ha ancora lunga vita in bottiglia! 

Filippo Franchini

martedì 30 giugno 2015

Pinot Grigio Ramato Friuli Colli Orientali Dop - Società Agricola Flaibani

Azienda:   Società Agricola Flaibani
Vino:        Pinot Grigio Ramato - Friuli Colli Orientali Dop
Vitigni:     Pinot Grigio 100%
Anno:       2013
Gradi:       13,0°
Fermentazione: In vasche d' acciaio inox con macerazione sulle bucce per alcune ore e fermentazione a temperatura controllata per due settimane
Affinamento: In acciaio per 4 mesi poi in bottiglia per ulteriori 4 mesi

Ho conosciuto la Signora Bruna, proprietaria dell’azienda Flaibani durante una manifestazione svoltasi a Venezia rimanendo colpito per l’amore e la passione che mette nel suo lavoro, quello di produttrice di vino. Si definisce una produttrice di nicchia, con poche bottiglie dove qualità, amore per la terra e tanto tanto lavoro sono diventate ormai gli unici dettami da seguire. Azienda che ormai da alcuni anni sta seguendo la conversione al biologico, con la precisa idea che questa sia davvero la strada da seguire per una vera e seria viticoltura sostenibile. Ci troviamo a Cividale del Friuli (UD) dove come sottolinea ancora la Signora Bruna “dall’alto delle colline le nostre vigne sembrano proprio un giardino speciale”. L’azienda coltiva i vitigni tipici di questa zona: Schioppettino, Refosco dal Pedulcolo Rosso, Friulano (molto particolare questo vitigno derivante da un vecchio clone di Tocai dal Peduncolo Rosso ormai scomparso), al quale sono affiancati tutta una serie di uvaggi internazionali che di fatto completano la gamma. All’ultimo Vinitaly ho avuto il piacere di degustare un prodotto molto particolare, il Pinot Grigio Ramato, di sicuro interesse, dalla tipologia di produzione molto particolare.
Intensamente luminoso di un accattivante colore ramato intenso, con leggere sfumature ambrate, questo Pinot Grigio sprigiona nel bicchiere tutto il suo potenziale olfattivo. Attenzione, non siamo di fronte ad un rosato, ma al risultato di una breve macerazione sulle bucce, che conferisce al vino il suo colore caratteristico ed inconfondibile. Anche al naso non tradisce. Molto presente la nota floreale specialmente fiori bianchi, accompagnata da una vasta gamma di profumi di frutta a polpa bianca e gialla. Spicca su tutti il pompelmo, seguito da ottimi sentori di melone, albicocca, susina ed infine mela verde. Chiude questo elegante e complesso bouquet olfattivo marcati sentori di mineralità che di fatto caratterizzano il vino.  Al primo assaggio colpisce per la sua acidità e freschezza, di buona struttura generale, piacevolmente sbilanciato verso le note dure a testimonianza che questo vino rispecchia in maniera egregia le caratteristiche del territorio di provenienza. Buona anche la vena sapida che insieme alla sua alcolicità presente ma non invasiva, fanno di questo bicchiere di vino un ricordo sicuramente gradevole ed indelebile. In retro olfattiva le note di pompelmo e mela verde vengono maggiormente apprezzate, sottolineando che siamo di fronte ad un vino di grande eleganza e finezza. Un vino dalla chiara impronta olfatto gustativa che difficilmente dimenticherete.
Anche qui per l’abbinamento non ho dubbi. Io proverei questa meravigliosa bottiglia di vino su un filetto di branzino alle erbe aromatiche, cotto rigorosamente in forno. Sbizzarritevi con gli aromi. I profumi del vino vi aiuteranno molto in questo. Sempre la solita raccomandazione. Servite questo Pinot Grigio alla temperatura giusta. 10° per esaltare questo nettare di bacco. Usate la glacette per mantenerlo a temperatura. Buon appetito. 

Filippo Franchini

martedì 23 giugno 2015

Friulano Friuli Colli Orientali Doc - Ronco dei Pini

Azienda:                     Ronco dei Pini
Vino:                          Friulano - Friuli Colli Orientali Doc
Vitigni:                       Friulano 100%
Anno:                         2013
Gradi:                         13,5°
Fermentazione:     In vasche d' acciaio a temperatura controllata
Affinamento:             Per circa un mese in bottiglia

Continua il nostro viaggio a spasso per l’Italia alla scoperta delle tante eccellenze che rendono unico il nostro paese. Ci troviamo a Prepotto (UD) al confine con la Slovenia ed il Collio Goriziano, dove l’azienda Ronco dei Pini produce vini da oltre quarant’anni. Un panorama che lascia senza fiato dove spesso le colline fanno ad unisono con il cielo. E’ qui che nasce questo vino dove le vigne sono coltivate su terreni di “ponca” derivato dallo scioglimento della marna argillosa nel cuore dei Colli Orientali del Friuli e le vendemmie svolte rigorosamente a mano.
Di colore giallo paglierino scarico con netti riflessi verdognoli, questo Friulano in purezza fermentato in vasche d’acciaio a temperatura controllata, sprigiona nel bicchiere, delicati sentori di frutta bianca fresca soprattutto tropicale, un leggero ma elegante sottofondo floreale e piccole note minerali che di fatto costituiscono un bouquet interessante e senza dubbio molto particolare. Alla beva il vino si presenta caldo, rotondo quasi avvolgente, di buona struttura generale dove spiccano acidità e sapidità con una chiusura leggermente amara (ricordando molto la mandorla) rendendo il tutto di facile e gradevole serbevolezza. In retro olfattiva tornano invece deliziose note di pompelmo e buccia di limone, profumi non percepiti all’esame olfattivo. Vino decisamente intrigante, che nella sua semplicità, si fa apprezzare per eleganza e finezza.     
Finalmente è arrivata l’estate. Abbinerei questo vino a sfiziosi antipasti oppure a delle cruditè di pesce, ma anche come semplice aperitivo non lo vedrei male, anzi! Dopo una lunga giornata di mare, sole ed abbronzatura, rilassarsi con un bicchiere di questo ottimo vino non sarebbe per nulla male. Per apprezzarlo al meglio servito fresco non sopra gli 8°. Vedrete non saprete più farne a meno.

Filippo Franchini

martedì 26 maggio 2015

Sauvignon – Friuli Colli Orientali Doc - ERMACORA

Azienda:                     Ermacora
Vino:                          Sauvignon – Friuli Colli Orientali Doc
Vitigni:                       Sauvignon 100%
Anno:                         2014
Gradi:                         13,5°
Fermentazione: In recipienti di acciaio inox a temperatura controllata, sosta sui lieviti con battonage
Affinamento: Stoccaggio delle bottiglie coricate in locali condizionati

Cercherò di non essere di parte, ma tra i vini prodotti con bacca bianca in purezza, dopo il Riesling, il Sauvignon è quello che apprezzo di più, per le mille sfumature che questo incredibile vitigno può assumere. Ci troviamo in Friuli Venezia Giulia, nella zona di Solzaredo e sulla collina di Ipplis dove l’azienda Ermacora ormai da anni coltiva le proprie viti di Sauvignon che danno vita all’omonimo vino.
Di colore giallo paglierino non troppo accentuato, questo Sauvignon 2014 si presenta al naso con eleganza e finezza. Predominanti sono i sentori di frutta a polpa gialla dove una leggera pesca ed albicocca, si fondono armoniosamente. Ma non sono i soli ad essere presenti. Una spiccata mineralità dovuta al terreno di coltivazione delle viti, si unisce a deliziosi aromi di salvia e agrumato (Il pompelmo è ben riconoscibile) concludendo il bouquet aromatico con apprezzabili sentori di foglia di pomodoro, che non sono troppo invasisi come in altre tipologie di Sauvignon. Una bella gamma olfattiva che colpisce per la propria persistenza, invitando il degustatore a passare all’esame gustativo.
L’entrata di bocca è delicata e non aggressiva, anche se alcune spigolature al centro bocca denotano la gioventù del vino. Buona la struttura generale, accompagnata da un’ottima acidità e sapidità lasciando la bocca fresca e ben pulita. Un vino che si fa apprezzare per la sua serbevolezza, con questa nota acida che lo rende davvero particolare. Questo Sauvignon nei prossimi mesi e nel suo riposare in bottiglia, darà sicuramente il meglio di se, smorzando alcuni aspetti dati semplicemente dalla gioventù che lo contraddistingue. Una volta deglutito, ritornano predominanti i sentori di salvia, pompelmo fresco ed un delicato sambuco, non percepito nella fase olfattiva. La nota citrica è davvero stupenda, che unita alla mineralità, fanno di questo bicchiere di vino vera musica per il palato!
Per l’abbinamento di questo Sauvignon voglio stupire anche me stesso. Per quanto riguarda un primo lo vedrei bene con un risotto ai frutti di mare. Rimanendo sul pesce, cucinerei per secondo un pesce al forno, magari al cartoccio con tante verdurine dentro. Servite il vino ad una temperatura di 8°. Beh non rimane che provare ed augurarvi buon appetito. 

Franchini Filippo


lunedì 11 maggio 2015

LUCCA E GRANDI CRU: BINOMIO PERFETTO

Cala il sipario sulla 14ª edizione dell’anteprima Grandi Cru della costa Toscana svoltasi nell'incantevole scenario del Real Collegio di Lucca che ha visto la presentazione di 400 etichette tutte di alto livello. Espressione di una parte di Toscana compresa tra le province di Massa, Lucca, Pisa, Livorno e Grosseto, i Grandi Cru della costa subiscono l’influenza del Mar Tirreno, rendendo questa area di produzione unica e conosciuta in tutto il mondo. E’ proprio questa caratteristica, insieme alle varie tipologie di territorio a rendere questi vini unici, di grande interesse, rappresentando una vera eccellenza per tutta la Toscana. La tipicità e la peculiarità di ogni zona, di ogni territorio, di ogni singola azienda, rendono ogni assaggio una piacevole emozione che varia a seconda del vino degustato. Grandi e piccoli produttori hanno trovato la giusta sinergia per dare voce ad un territorio ricco di storia e dalle grandi potenzialità che non smettono mai di stupire.
I bellissimi saloni del Real Collegio hanno ospitato un vasto pubblico costituito da addetti ai lavori, giornalisti e semplici appassionati che si sono ritrovati in nome di un unico comune denominatore, il vino. Anzi il buon vino! Tante le aziende presenti che nella due giorni di esposizione, hanno offerto al pubblico intervenuto etichette di tutto rispetto a testimonianza di un movimento, quello dell’Associazione Grandi Cru Della Costa Toscana, in continua crescita e di indubbio valore qualitativo.

Tra i tanti assaggi effettuati mi permetto di segnalare alcune aziende che hanno carpito la mia attenzione soddisfacendo il mio personalissimo gusto di semplice appassionato. 

Fattoria Sardi Giustiniani (LU)
  •  Fattoria Sardi Vermentino 2014 – Doc Colline Lucchesi: vino dalla ottima vena acida, intensi profumi di fiori e frutta a polpa bianca e gialla. Buona struttura generale, intenso e persistente.
  • Fattoria Sardi Bianco 2014 – Doc Colline Lucchesi (Vermentino, Malvasia, Grechetto e Trebbiano Toscano): vino che gioca molto sui profumi e sull'aromaticità che si sprigiona nel bicchiere. Bouquet molto intrigante, fine ed elegante. Acidità e sapidità sono ben bilanciate dalla morbidezza che rendono questo vino una piacevole sorpresa.
 Tenuta Poggiorosso – Piombino (LI)
  •  Phylika 2014 Igt (Vermentino 100%): vino dal profumo delicato che ti colpisce di fioretto ma non di spada, con note di frutta tropicale, pompelmo rosa e minerali, persistente ed intenso. Incredibile freschezza e facilità di beva. Vino sapido dal gusto interessante.
  • Feronia 2014 Igt (Viognier 100%): Fin dal primo sorso, si avverte che sarà un vino che non potrà lasciarti indifferente per profumi e stile di produzione. Acidità, mineralità e sapidità riconfermano le caratteristiche del territorio su cui è prodotto.
  • Tages 2013 Igt (70% Merlot, 30% Sangiovese): dal colore rosso rubino intenso, questo blend si presenta con ottimi profumi di frutta rossa, delicato speziato e sentori vegetali. Una buona fusione di morbidezza, acidità e sapidità che lo rendono al quanto beverino. 
Caiarossa – Riparbella (PI)
  • Caiarossa 2009 Igt (principalmente Cabernet Franc (25%), Merlot (21%), Sangiovese (19%), Cabernet Sauvignon (18%). Presenti anche Petit Verdot (8%), Syrah (6 %) e Alicante (3%): blend che stupisce per complessità di profumi, fini ed eleganti. Di buona struttura generale, equilibra perfettamente le note morbide, acide, sapide e tanniche, lasciando la bocca pulita e decisamente armonica.

  •  Oro di Caiarossa 2010 Igt (Chardonnay e Viognier): questa vendemmia tardiva con successivo invecchiamento di parte del vino in barriques, si presenta con profumi decisi e netti di frutta disidratata che ricordano tanto il dattero e l’uvetta passa. L’ottima acidità bilancia egregiamente la parte dolce invitando l’amante di questa tipologia di vino a berne un altro sorso
Tenute delle Ripalte – Isola d’Elba (LI)

  • Bianco delle Ripalte 2014 Igt (90% Vermentino, 10% Petit Manseng): Vino di grande carattere, dalla spiccata mineralità, sapidità ed acidità. L’esposizione dei vigneti al mare è piacevolmente percettibile. Finale leggermente amaricante che rendono il tutto molto intrigante.
  • Rosato delle Ripalte 2014 Igt (100% Aleatico): questo aleatico in rosa come preferisce chiamarlo il produttore, spicca anche in questa versione “secca” per la sua complessa aromaticità fondendo sapidità, acidità e morbidezza in un unico bicchiere di vino. Stupisce per serbevolezza e persistenza aromatica.
  • Aleatico dell'Elba passito Alea Ludendo 2011 Docg (100% Aleatico): degna conclusione di una giornata interessante ed affascinante, questa perla dell’Isola d’Elba stupisce per complessità aromatica. Profumi di fiori, frutta secca e confettura di vario tipo. Di buona struttura generale colpisce per il suo estremo equilibrio riuscendo a non stancare mai la bocca. 
Filippo Franchini