martedì 4 agosto 2015

Costa da’ Posa di Volastra Doc - Cantina Cinque Terre

Azienda:            Cantina Cinque Terre
Vino:                 Costa da’ Posa di Volastra Doc - VQPRD
Vitigni:              Bosco 70%, Albarola 20%, Vermentino 10%
Anno:                2014
Gradi:                13°
Fermentazione: Fermentazione a temperatura controllata in vasche di acciaio inox 
Affinamento:     Circa cinque mesi sui propri lieviti

Molto spesso sentiamo parlare di “viticoltura eroica” ma in questo lembo d’Italia che tutto il mondo ci invidia, è diventata un vero e proprio stile di vita, una battaglia tra uomo e natura per “rubare” anche piccoli pezzi di terra dove coltivare vite nel pieno rispetto dell’ambiente e della natura circostante. Lo splendido ed emozionante palcoscenico è quello delle Cinque Terre, dove uomo e natura hanno trovato il giusto compromesso dando origine a vini dai sapori, dagli aromi sicuramente inconfondibili. La conformazione di queste straordinarie colline che si affacciano a picco sul mare, riescono ad esaltare le caratteristiche dei tre vitigni principe di questa zona; Il Vermentino, il Bosco e l’Albarola da cui si ottengono vini dalle diverse caratteristiche ognuno dei quali espressione della zona (chiamiamola pure particella) di produzione. La descrizione di questo meraviglioso paradiso, preferisco lasciarla a chi ogni giorno lotta con le avversità del clima, del terreno degli agenti atmosferici, ma che con amore e devozione riesce a portare sulle nostre tavole prodotti di alta qualità.


I vigneti sono piantati nelle caratteristiche terrazze create con terreno di riporto e sostenute con muri a secco costruiti dall’uomo con un lavoro secolare. Essi arrivano ad un’altezza massima di un metro e talvolta anche solo si cinquanta/sessanta centimetri dal suolo, i pergoli sono così protetti dall’inclemenza dei venti primaverili. Il terreno facilmente permeabile all’aria marina, al calore ed all’acqua. Il clima mite al riparo dai rigori settentrionali. La felice esposizione al sole e le pietre stesse dei muri a secco riflettono il calore dei raggi solari così da accelerare la maturazione delle uve. Tutti questi ingredienti, insieme all’opera dell’uomo, rendono leggendaria la fama del vino delle Cinque Terre…”

La Cooperativa Agricoltura Cinque Terre conta trecento soci coltivatori, operando in senso comunitario per il mantenimento e la protezione di questo incantevole paesaggio e per la valorizzazione del vino delle Cinque Terre. Il vino che ho avuto il piacere di degustare è il frutto di vinificazioni separate provenienti da alcune zone storiche da sempre ritenute di particolare vocazione, prendendo in gergo il nome di vini delle “Coste”. Ve ne sono di tre zone: Costa de Campu di Manarola, Costa de Sera di Riomaggiore e appunto il nostro Costa da Posa di Volastra. Questi tre diamanti rappresentano il risultato di un’attenta selezione delle uve esaltando i vari microclimi e la diversità del terreno stesso.
Di colore giallo paglierino dai bellissimi riflessi verdognoli, questo bland già dalle prime olfazioni stupisce per finezza ed eleganza. Tanti profumi avvolgono delicatamente il naso. Fiori di campo, acacia, ginestra, sono i primi ad essere avvertiti seguiti poi da netti sentori di frutta tra cui limone e pompelmo. Ma quello che più colpisce in questo articolato bouquet è la sensazione di iodio, di sale marino, di minerale, che di fatto caratterizzano questo meraviglioso vino. Profumi molto persistenti e gradevolmente amalgamati. Anche alla gustativa non tradisce. Di buona struttura generale, acidità e sapidità rappresentano le vere e proprie caratteristiche di questa bottiglia. Il vino sembra davvero essere “saporito” e la netta spalla acida ne fa apprezzare tutta la sua freschezza, lasciando la bocca piacevolmente pulita e pronta per berne un altro bicchiere. 

La chiusura leggermente amara completa questa fase di degustazione. In retro-olfattiva le note “di mare” tornano prepotentemente alla ribalta e la mineralità di questo vino esplode in tutto il suo splendore. Sicuramente persistente lascia una nota molto saporita sulle labbra. Con quale piatto abbinare questa particolare bottiglia di vino? Abbiamo detto che siamo di fronte a tanta acidità e sapidità, buon corpo, accompagnato da un discreto grado alcolico. Sicuramente eviterei pietanze con il pomodoro e cotture al sale. Proviamoci una bella frittura mista di pesce oppure un bel branzino al forno accompagnato da tante erbette aromatiche per rendere più sfizioso il piatto. Mi raccomando la temperatura di servizio. Servitelo a 8°C ne apprezzerete tutte le caratteristiche sopra descritte. 

Filippo Franchini

martedì 28 luglio 2015

Intervista a Marzio Berrugi. Signore del vino e non solo.

Buongiorno Marzio. Sono felice ed onorato di ospitarti in questa mia piccola rubrica. Personaggio di indiscussa statura professionale e profondo conoscitore di vino e non solo. La domanda di apertura che faccio a tutti i miei ospiti, chi è Marzio Berrugi?

Una persona attenta a ciò che lo circonda, curiosa sempre di nuove vie: poco incline alle consorterie, alle cordate , insofferente verso coloro che si ritengono superiori e che tentano di imporre le loro verità appiccicose spesso basate sul niente. Talvolta non riesco a dissimulare il mio compatimento e vengo perciò escluso dalla schiera dei reggicoda. Ma non è un problema.


Uomo di mare, quanto ha influito Rosignano nella formazione del tuo carattere?

Molto, sopratutto mi ha insegnato la pazienza. Mi spiego: quando sei a pesca mai pensare di essere superiore alla preda perché sei umano, prima cerca di capirla mettendoti nei suoi panni, poi e solo allora sfrutta la tua umanità per catturarla. Ed anche prudenza, il mare può essere una gran brutta gatta da pelare, va rispettato.

Tanta esperienza, professionalità e capacità  ma soprattutto tanto amore per il vino, che ne pensi della produzione biologica e biodinamica? Solo moda o rappresenta seriamente la nuova frontiera?

Non sono molti coloro che riescono nella prima pochi nella seconda. Apprezzabile la biologica per il minor carico “tossico” che viene riversato sulla pianta e sul terreno con evidente beneficio per chi verrà; diventa pretestuosa quando viene invocata a giustificare  evidenti carenze strutturali. La dinamica richiede robusta scuola e lungo apprendistato, pullula di cialtroni poco più alti del mago Otelma che raccontano, imperturbabili, gigantesche sciocchezze contando sulla ignoranza della platea (o del gregge,non so).Dalle mie parti c'è un'azienda, Caiarossa, che applica il metodo in maniera impeccabile, con splendidi risultati:l'enologo è francese ed ha fatto tanta gavetta in patria. 

Molti Sommelier (tra cui il sottoscritto) vedono in te una modello da seguire, com’è cambiata la FISAR dei tuoi inizi a quella attuale?

Sarebbe sciocco mettersi a lodare il tempo passato: certo, prima i reggenti avevano le mani meno appiccicose, pensavano prima alla Fisar che al loro particolare (uno per tutti il compianto Presidente Nardi). Era però una Fisar più dilettantesca, generosa e talvolta sprovveduta che ha fatto entrare e salire fior di pescecani. Oggi il quadro è più strutturato, la visibiltà  molto più alta, ci sono tentativi di darsi assetti più moderni anche se il rischio di affogare nelle disposizioni, negli albi, nelle sigle e negli incapaci rimane alto.

Ad un giovane che si avvicina al mondo del vino, dei distillati oppure delle birre, quali consigli daresti? Quali percorsi raccomanderesti?

Usar il proprio cervello, tenersi aggiornato senza dar per scontato nulla, evitar di bere le etichette e le classifiche che affliggono questo nostro mondo. Umiltà nell'ammettere le cantonate, senza auto assoluzioni, non aver paura delle proprie opinioni anche se hai davanti un sapientone che non ammette obiezioni e che si inerpica su termini astrusi per sfuggire alla verità. Non accettare verità calate dall'alto.

Torniamo alla Federazione di cui entrambi facciamo parte. Senza peli sulla lingua com’è nel tuo stile e nel tuo carattere, che ne pensi di quanto successo in FISAR?

A nemico che scappa ponti d'oro, specialmente se ha restituito ipad e benefit di cui godeva. Ma nessuno se n'era accorto? Tutti innocenti?Ha fatto tutto da solo?

Molto spesso nei nostri incontri ne abbiamo parlato, ma tu Marzio che tipologia di FISAR vorresti? Quali sono le parti profondamente da cambiare e quelle da consolidare?

Ancor prima della tipologia mettiamoci d'accordo su una parola “ etica “.  Comportamento, rispetto delle regole, rispetto dei soci, trasparenza di gestione, elezioni reali. Ma è democrazia il gioco delle deleghe che di fatto esautora il socio del suo diritto sovrano di decidere chi votare, affidando il proprio voto, non la propria scelta, ad altri che a sua insaputa compravendono? Si riduca almeno il numero delle deleghe anche dando una occhiata a quali carciofi esse hanno giovato. Non credo che i vecchi PC e DC abbiano fatto una bella fine quando hanno basato il loro essere su questi giochini.

Nei tuoi anni di insegnamento, quali sono stati i momenti che ricordi con più piacere, con più soddisfazione e perché?

Insegnare è sempre un bel momento che si rinnova ogni annata. Quando però esamini un candidato, mi capita sempre più di rado, e ti accorgi che ragiona giustamente con gli elementi che hai fornito tu a lezione, beh allora riesco ad emozionarmi e penso che il gioco valga la candela.

Hai qualche rimpianto, qualche sogno ancora nel cassetto, obiettivi da raggiungere?

Una Fisar splendida nei suoi docenti sempre in grado di fornire le risposte alle domande poste o solo pensate da chi li ascolta.

Non voglio approfittare della tua estrema gentilezza e disponibilità. Come consueto chiudo questa serie di domande paragonando il mio ospite ad un personaggio famoso. Personalmente ti ho paragonato al Capitano James Cook noto esploratore, navigatore e cartografo. Marzio Berrugi a quale personaggio vorrebbe essere paragonato e perché?

A Giovannino Seme di Mela, personaggio del folklore nordamericano che si vuole abbia percorso in lungo ed in largo quella nazione lasciando dietro di sé una scia di semi che nel tempo diventarono alberi ricchi di pomi dai mille sapori.

Filippo Franchini


martedì 21 luglio 2015

Pinot Grigio Carso Doc - Castelvecchio Società Agricola

Azienda:            Castelvecchio Società Agricola
Vino:                 Pinot Grigio Carso DOC
Vitigni:              Pinot Grigio 100%
Anno:                2014
Gradi:                13,0°
Fermentazione: In serbatoi d' acciaio inox
Affinamento:    In bottiglia dove può permanere per 3/5 anni se opportunamente conservato

Una parte molto importante della storia Italiana, ha visto come palcoscenico queste zone (parliamo della Grande Guerra), dove il sapore e l’amore per il Carso Goriziano, qui, si respirano a pieni polmoni. Territorio molto particolare che grazie alla sua conformità e composizione permette una viticoltura di ottima qualità dove vitigni a bacca bianca e rossa si spartiscono questo angolo di paradiso. I pozzi di acqua che grazie ai fenomeni Carsici si formano sotto la superficie (grazie ai quali si riesce a dare soccorso idrico alla vite attraverso una capillare ragnatela di irrigazione a goccia) ed alla composizione del suolo, arido e roccioso, con terreno ricco di ferro e calcare, fanno di questa zona un’eccellenza del nostro paese. E’ in questa zona che nasce la Società Agricola Castelvecchio, estendendo le proprietà per circa 40 ettari. Se i vini rossi rappresentano la maggioranza della produzione, quella dei bianchi è riuscita a ritagliarsi un’ importante spazio riservando a questa tipologia di uve, i migliori vigneti dell’azienda, che esposti a nord-est, declinano dolcemente verso la città di Sagrado (GO).  Se il Refosco ed il Cabernet Sauvignon (non dimentichiamo il Franc che in questa zona da piacevolissimi sentori vegetali) sono alcune delle produzioni di eccellenza di Castelvecchio, non è secondo a nessuno il Pinot Grigio in purezza elegante e molto raffinato.
Di colore giallo paglierino intenso con intriganti riflessi verdognoli/dorati (molto particolare nel suo genere questa inusuale cromaticità), questo Pinot Grigio sprigiona nel bicchiere un in’intensa gamma olfattiva. Dalla frutta a polpa gialla (albicocca e pesca sono nettamente distinguibili) ad un delicato sentore agrumato per finire con delicati fiori bianchi. Profumi freschi, vivi, che accarezzano delicatamente il naso. Conclude questo bouquet una nota decisamente minerale che sicuramente ritroveremo anche nella parte gustativa. Al primo assaggio questo vino colpisce per la sua netta e gradevole spalla acida, accompagnata da un’altrettanto nota sapida che fa percepire il vino saporito. Ma tutto ciò non deve ingannarvi. Il vino ha una buona struttura generale, pieno, rotondo, equilibrato lasciando la bocca elegantemente setosa e vellutata. La chiusura a fin di bocca è leggermente amaricante, ma la sua persistenza è qualcosa che vi colpirà. Tornano alla retro-olfattiva deliziose note minerali accompagnate da un fresco agrume a solleticarvi la voglia di un altro bicchiere.
Anche in questo caso non credo di avere dubbi per l’abbinamento. Visto che siamo in estate non fatevi mancare questo Pinot Grigio con un bel antipasto o primo di mare. Lo azzarderei anche con un pesce cotto a vapore, ma sinceramente resterei sulle prime due portate. Cercate piatti semplici poco elaborati, che sappiano esaltare l’eleganza e la finezza di questa ottima bottiglia di vino. Servitelo a non più di 8° e ne apprezzerete tutta la sua freschezza, vera arma invincibile di questo Pinot Grigio.  

Filippo Franchini

martedì 14 luglio 2015

Sauvignon Friuli Colli Orientali Doc - Azienda Agricola Petrucco

Azienda:             Azienda Agricola Petrucco
Vino:                  Sauvignon – Friuli Colli Orientali Doc
Vitigni:               Sauvignon 100%
Anno:                 2014
Gradi:                 13°
Fermentazione: Pressatura soffice, fermentazione a temperatura controllata tra i 17° e 20°C
Affinamento:     Sui suoi lieviti per 7 mesi

Nel cuore dei Colli Orientali del Friuli nasce l’Azienda Agricola Petrucco dove la Sig.ra Lina ed il Sig. Paolo, proprietari dell’azienda, producono i loro vini. Siamo a Buttrio in Monte (UD) dove i tipici terrazzamenti accolgono i vigneti da tempi immemorabili. Con le sue colline di origine oceanica ed una composizione principalmente marnosa, la zona accoglie molte varietà di uvaggi, trovando nel Sauvignon, vera e sincera espressione del territorio. E’ proprio la caratteristica del territorio a marcare i vini prodotti in questa zona, dove ottima esposizione dei vigneti e tanto sole, danno risultati eccellenti. La produzione dell’azienda conta su circa 80 mila bottiglie annue ognuna delle quali riesce a raccontare una storia particolare che si perde nella notte dei tempi.
Di colore giallo paglierino con delicati riflessi verdognoli, questo Sauvignon in purezza offre un bouquet olfattivo di prim’ordine. Molto persistente l’aroma di vegetale dove la foglia di fico, peperone e pomodoro, prevalgono su tutto. Delicati sentori di frutta a bacca bianca e soprattutto salvia completano una gamma olfattiva fine e decisamente elegante. Anche alla beva il vino non è da meno. Di buona struttura generale, colpisce per freschezza, acidità e sapidità. Non fatevi ingannare da questa stupenda nota dura. Questo Sauvignon risulta avvolgente, morbido, che rendono il vino sufficientemente equilibrato leggermente sbilanciato (ed è una caratteristica davvero intrigante) sull’acidità. La chiusura è leggermente amarognola lasciando una bocca asciutta e ben bilanciata. Davvero interessante la nota minerale che si avverte in retro-olfattiva, il tutto a testimonianza che siamo di fronte ad una bottiglia molto elegante, che sa vestirsi del suo abito da sera più importante.
Avendo parlato di eleganza (e questo Sauvignon ne ha tutte le prerogative) consiglierei per l’abbinamento pesci altrettanto eleganti e delicati. Provatelo con aragosta, astici oppure scampi. Visto l’ importanza della sua gamma olfattiva, cercherei di accompagnare questi piatti di pesce con salse altrettanto aromatiche, raccomandando di far prevalere sempre l’eleganza! Concludete il tutto servendo questa bottiglia di vino ad una temperatura non superiore agli 8°. Mare, sole ed il giusto locale faranno il resto!

Filippo Franchini

giovedì 9 luglio 2015

Certaldo... Un "bicchiere" di Francia

In una calda serata di inizio estate, nell’ incantevole scenario di Certaldo Alto, ospiti di Vanessa, proprietaria dell’ Osteria da Chichibio, non poteva mancare una verticale di Pinot Noir provenienti della Borgogna e più precisamente dalla zona di Pommard. Ideatore e conduttore della serata l’enologo Francesco Villa, già Sommelier dell’anno FISAR 2013, il quale ci ha condotto in questo viaggio attraverso i vigneti di Pommard situati nella fascia centrale della Cote de Beaune in Borgogna. E’ vero, più famosa per i vini bianchi (vedere la zona dei comuni di Puligny e Chassagne dove il Montrachet è quasi una religione), fatto eccezione per alcune zone dove vengono prodotti grandi ed eleganti vini rossi da Pinot Noir. Pommard appunto fa parte di questa eccezione. 


Con i suoi 211 ettari di terreno vitato, la zona non ha Grand Cru ma solo Premier Cru che comunque si fanno ottimamente apprezzare per carattere, eleganza e potenza, senza nulla invidiare a fratellini maggiori. Un terreno molto diversificato che di fatto ne caratterizzano la morfologia. Dal calcare all’argilla, dalla Oolite ferrica alla ghiaia (sottoforma di veri e propri ciottoli) Pommard diversifica molto la sua costituzione territoriale dando in ogni zona vini diversi, particolari ma ben riconoscibili.  Vini dalle caratteristiche ben definite: grande struttura, molto tannino ed estratto, adatti ad un lungo invecchiamento. Il lungo affinamento in bottiglia è l’arma vincente per questa tipologia di vino che trovano nel bouquet olfattivo un altro straordinario alleato.
Con i suoi 10 ettari vitati, tutti intorno a Pommard, Domaine de Courcel,  è stato il protagonista della serata, dando origine a ottimi spunti di riflessione e discussione, che hanno portato gli intervenuti a conclusioni molto simili variando solo in piccole sfumature a cui ogni bottiglia di vino inevitabilmente conduce. Questo produttore, pardon, Vigneron, è uno dei pochi in Borgogna ad essere certificato biologico, mettendo grande cura e passione nel trattamento delle proprie uve. Grandi cernite sia in vigna che in cantina, macerazioni molto lunghe con la presenza dei raspi, vini non filtrati ne chiarificati, che subiscono soltanto uno o due travasi. Lunghi affinamenti in legno in torno ai 18/22 mesi. Queste le principali caratteristiche di Domaine de Courcel che di fatto produce 35.000 bottiglie.

I vini di questa particolare verticale, vengono prodotti con uve (Pinot Noir) di un singolo Premier Cru chiamato Les Grand Epenots  dove la particolarità del terreno (qui una miscela di argilla, calcare, Oolite ferrica e ciottoli) caratterizza in modo netto questo prodotto.

Di seguito i vini degustati.

Domaine De Courcel - POMMARD - Grand Clos Des Epenots Premier Cru 2007 – gradi 13,5°
Il 2007 non è stata una grandissima annata. Il vino si presenta limpido, poco trasparente di colore rosso granato intenso. Schietto, mediamente fine. Buon bouquet olfattivo dove prevale un profumo di frutta rossa matura, seguita da note di tabacco, cuoio e spezie. In bocca il vino non è molto fuso, prevale un tannino verde ed una chiusura piuttosto amara. Di poca persistenza.

Domaine De Courcel - POMMARD - Grand Clos Des Epenots Premier Cru 2006 – gradi 13,5°
L’annata 2006 è la classica annata che piace molto ai Vignerons ma poco ai giornalisti. Il vino si presenta limpido, poco trasparente di colore rosso rubino intenso con riflessi granati. Profumi freschi di frutta a bacca rossa, chiodi di garofano e spezie. Alla beva presenta una buona acidità e tannicità che si fondono elegantemente insieme. Di buona struttura generale e buona persistenza.

Domaine De Courcel - POMMARD - Grand Clos Des Epenots Premier Cru 2004 – gradi 13,5°
Il vino si presenta limpido, poco trasparente di colore rosso rubino intenso con delicati riflessi granati. Bouquet olfattivo che ricalca le annate precedentemente degustate, anche se siamo in presenza di un profumo un po’ meno elegante e fine. Alla beva il vino è ancora scomposto nelle sue varie parti. L’affinamento in bottiglia non potrà che migliorare questo prodotto.

Domaine De Courcel - POMMARD - Grand Clos Des Epenots Premier Cru 2003 – gradi 13,5°
La 2003 è stata un annata calda, e questo particolare lo si denota anche nel vino. Di colore rosso rubino intenso con unghia decisamente di colore granato, l’aroma di frutta matura direi “marmellatosa” è sicuramente predominante. Ma non c’è solo questo. Una fine speziatura ed una marcata mineralità completato il bouquet olfattivo. Buona la struttura generale, come l’acidità e la tannicità. Attacco di bocca molto morbido, ruffiano. Unico neo di questo vino è di lasciare la bocca leggermente polverosa.

Domaine De Courcel - POMMARD - Grand Clos Des Epenots Premier Cru 2001 – gradi 13,5°
La 2001 è stata una buona annata caratterizzata da primavera fresca e piovosa ed un estate giustamente calda. Di colore rosso granato intenso, il vino è schietto e fine. Spiccano profumi di frutta rossa sotto spirito, gradevole speziatura, rosa rossa appassita. Alla gustativa è molto interessante. Buona struttura generale, ottima la fusione tra le parti morbide /dure vino equilibrato, elegante e di buona persistenza.


Domaine De Courcel - POMMARD - Grand Clos Des Epenots Premier Cru 1999 – gradi 13,5°
Annata quella del 1999 decisamente molto buona. Ci aspettavamo grandi cose da questo vino ed infatti non siamo rimasti delusi. Nonostante i suoi anni (ben sedici) il colore è ancora di un bel rosso rubino intenso con splendidi riflessi granati. Colpisce per la freschezza sia olfattiva che gustativa. Se al naso profumi come la frutta rossa, speziatura, floreale, balsamico sono nettamente riconoscibili, fini ed eleganti, l’armonia che si forma alla beva è davvero intrigante. Ottima la struttura generale, l’eccellente fusione delle sue parti lo rende davvero un bel cavallo di razza. Tutte le componenti sono al loro posto. E guardate che questo vino ha ancora lunga vita in bottiglia! 

Filippo Franchini

martedì 30 giugno 2015

Pinot Grigio Ramato Friuli Colli Orientali Dop - Società Agricola Flaibani

Azienda:   Società Agricola Flaibani
Vino:        Pinot Grigio Ramato - Friuli Colli Orientali Dop
Vitigni:     Pinot Grigio 100%
Anno:       2013
Gradi:       13,0°
Fermentazione: In vasche d' acciaio inox con macerazione sulle bucce per alcune ore e fermentazione a temperatura controllata per due settimane
Affinamento: In acciaio per 4 mesi poi in bottiglia per ulteriori 4 mesi

Ho conosciuto la Signora Bruna, proprietaria dell’azienda Flaibani durante una manifestazione svoltasi a Venezia rimanendo colpito per l’amore e la passione che mette nel suo lavoro, quello di produttrice di vino. Si definisce una produttrice di nicchia, con poche bottiglie dove qualità, amore per la terra e tanto tanto lavoro sono diventate ormai gli unici dettami da seguire. Azienda che ormai da alcuni anni sta seguendo la conversione al biologico, con la precisa idea che questa sia davvero la strada da seguire per una vera e seria viticoltura sostenibile. Ci troviamo a Cividale del Friuli (UD) dove come sottolinea ancora la Signora Bruna “dall’alto delle colline le nostre vigne sembrano proprio un giardino speciale”. L’azienda coltiva i vitigni tipici di questa zona: Schioppettino, Refosco dal Pedulcolo Rosso, Friulano (molto particolare questo vitigno derivante da un vecchio clone di Tocai dal Peduncolo Rosso ormai scomparso), al quale sono affiancati tutta una serie di uvaggi internazionali che di fatto completano la gamma. All’ultimo Vinitaly ho avuto il piacere di degustare un prodotto molto particolare, il Pinot Grigio Ramato, di sicuro interesse, dalla tipologia di produzione molto particolare.
Intensamente luminoso di un accattivante colore ramato intenso, con leggere sfumature ambrate, questo Pinot Grigio sprigiona nel bicchiere tutto il suo potenziale olfattivo. Attenzione, non siamo di fronte ad un rosato, ma al risultato di una breve macerazione sulle bucce, che conferisce al vino il suo colore caratteristico ed inconfondibile. Anche al naso non tradisce. Molto presente la nota floreale specialmente fiori bianchi, accompagnata da una vasta gamma di profumi di frutta a polpa bianca e gialla. Spicca su tutti il pompelmo, seguito da ottimi sentori di melone, albicocca, susina ed infine mela verde. Chiude questo elegante e complesso bouquet olfattivo marcati sentori di mineralità che di fatto caratterizzano il vino.  Al primo assaggio colpisce per la sua acidità e freschezza, di buona struttura generale, piacevolmente sbilanciato verso le note dure a testimonianza che questo vino rispecchia in maniera egregia le caratteristiche del territorio di provenienza. Buona anche la vena sapida che insieme alla sua alcolicità presente ma non invasiva, fanno di questo bicchiere di vino un ricordo sicuramente gradevole ed indelebile. In retro olfattiva le note di pompelmo e mela verde vengono maggiormente apprezzate, sottolineando che siamo di fronte ad un vino di grande eleganza e finezza. Un vino dalla chiara impronta olfatto gustativa che difficilmente dimenticherete.
Anche qui per l’abbinamento non ho dubbi. Io proverei questa meravigliosa bottiglia di vino su un filetto di branzino alle erbe aromatiche, cotto rigorosamente in forno. Sbizzarritevi con gli aromi. I profumi del vino vi aiuteranno molto in questo. Sempre la solita raccomandazione. Servite questo Pinot Grigio alla temperatura giusta. 10° per esaltare questo nettare di bacco. Usate la glacette per mantenerlo a temperatura. Buon appetito. 

Filippo Franchini

martedì 23 giugno 2015

Friulano Friuli Colli Orientali Doc - Ronco dei Pini

Azienda:                     Ronco dei Pini
Vino:                          Friulano - Friuli Colli Orientali Doc
Vitigni:                       Friulano 100%
Anno:                         2013
Gradi:                         13,5°
Fermentazione:     In vasche d' acciaio a temperatura controllata
Affinamento:             Per circa un mese in bottiglia

Continua il nostro viaggio a spasso per l’Italia alla scoperta delle tante eccellenze che rendono unico il nostro paese. Ci troviamo a Prepotto (UD) al confine con la Slovenia ed il Collio Goriziano, dove l’azienda Ronco dei Pini produce vini da oltre quarant’anni. Un panorama che lascia senza fiato dove spesso le colline fanno ad unisono con il cielo. E’ qui che nasce questo vino dove le vigne sono coltivate su terreni di “ponca” derivato dallo scioglimento della marna argillosa nel cuore dei Colli Orientali del Friuli e le vendemmie svolte rigorosamente a mano.
Di colore giallo paglierino scarico con netti riflessi verdognoli, questo Friulano in purezza fermentato in vasche d’acciaio a temperatura controllata, sprigiona nel bicchiere, delicati sentori di frutta bianca fresca soprattutto tropicale, un leggero ma elegante sottofondo floreale e piccole note minerali che di fatto costituiscono un bouquet interessante e senza dubbio molto particolare. Alla beva il vino si presenta caldo, rotondo quasi avvolgente, di buona struttura generale dove spiccano acidità e sapidità con una chiusura leggermente amara (ricordando molto la mandorla) rendendo il tutto di facile e gradevole serbevolezza. In retro olfattiva tornano invece deliziose note di pompelmo e buccia di limone, profumi non percepiti all’esame olfattivo. Vino decisamente intrigante, che nella sua semplicità, si fa apprezzare per eleganza e finezza.     
Finalmente è arrivata l’estate. Abbinerei questo vino a sfiziosi antipasti oppure a delle cruditè di pesce, ma anche come semplice aperitivo non lo vedrei male, anzi! Dopo una lunga giornata di mare, sole ed abbronzatura, rilassarsi con un bicchiere di questo ottimo vino non sarebbe per nulla male. Per apprezzarlo al meglio servito fresco non sopra gli 8°. Vedrete non saprete più farne a meno.

Filippo Franchini